Con un ‘copia e incolla’ truffano 24,6 milioni sui bonus edilizi: 3 indagati

I documenti utilizzati da vere imprese nei lavori con Super 110 e Sisma venivano duplicati con l’intestazione della società ‘cartiera’. I soldi sono finiti su conti in Cina. Tre denunciati, tra i quali il commercialista e il ragioniere della società, entrambi pescaresi

TERAMO – E’ bastato un ‘copia e incolla’ per (tentare di) truffare lo Stato attraverso crediti di imposta milionari, relativi a interventi edilizi con il Superbonus 110% e Sismabonus. Nell’Italia del ‘fatta la legge trovato l’inganno’, è stato sufficiente duplicare una documentazione di lavori di efficientamento energetico e antisismico, eseguiti da altre società edilizie – estranee ai fatti – su diversi immobili, sostituendo all’intestazione della ditta onesta quella della ‘cartiera’ (società con sede a Pineto) per avere riconosciuti dall’Agenzia delle Entrate i crediti d’imposta. Totale: 24,6 milioni di euro, dei quali 11,3 sono stati ceduti a terzi soggetti in buona fede, che li hanno versati su conti in Cina, consentendo ai ‘geni’ della truffa di conseguire un buon profitto. Tre gli indagati: la ‘testa di legno’ a capo della società ‘cartiera’, un uomo di Giulianova, il commercialista e il ragioniere della stessa, entrambi di Pescara.

Se però sei una società che risulta avere nel cassetto fiscale quasi 25 milioni di euro di crediti d’imposta, ma non hai personale dipendente, sede, mezzi e macchinari, accendi i riflettori su di te: e la Finanza ci ha buttato non uno, ma due occhi, avviando una indagine che è durata un anno in cui è stato accertato che la ‘cartiera’ era solo apparentemente in regola, in quanto munita dei visti di conformità previsti dalla vigente normativa rilasciati senza la preventiva esecuzione di adeguate verifiche da parte del professionista abilitato.

Coordinata dal pm Stefano Giovagnoni con la supervisione del procuratore Ettore Picardi, affidata ai militari della polizia giudiziaria delle Fiamme Gialle del tribunale, della Tenenza di Roseto, l’inchiesta ha portato intanto a bloccare l’incasso materiale della restante parte del credito d’imposta (circa 13 milioni di euro) ma anche a denunciare per truffa aggravata e frode tre persone tra amministratori di diritto e di fatto, dei quali due sono esperti contabili attivi sulla costa teramana. Inoltre, è stata segnalata la società per la responsabilità amministrativa degli enti, introdotta dal Decreto Legislativo 231/2001, in relazione ai reati commessi dai propri amministratori nel loro interesse o vantaggio.

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