Le istituzioni si sintonizzino sulla percezione della sicurezza del cittadino e non su quella delle statistiche. Prima che sia troppo tardi, si torni a far sentire l’efficacia della presenza e del controllo sul territorio
TERAMO – Diranno che è tutto sotto controllo, che la delinquenza o gli atti di microcriminalità registrati in questi mesi sono limitati a pochi soggetti, che non esiste un vero e proprio allarme sociale. Ma diranno anche che in ogni caso non possono fare di più di quello che la legge prevede, che non c’è personale per la prevenzione.
Perchè è una questione di ‘percezione’. Statisticamente, istituzionalmente, comparativamente, non si avverte la necessità di affrontare di petto la situazione che Teramo vive attualmente sotto il profilo della integrazione con la popolazione straniera, soprattutto giovanile. Teramo non è diversa dalle altre città, grandi o piccole che siano. Chi sta dalla parte delle scrivanie, ha una ‘percezione’ diversa, affidata ai numeri, ai flussi, alle pratiche degli uffici immigrazione, ai decreti. Quello che vive il teramano ogni giorno – e purtroppo comincia anche a non fare più differenza il quando, tra il giorno e la notte – è cosa diversa. E’ il clima, lo sguardo sottecchi, la battutina, la sfida palese, la strafottenza e ancora l’indole, il propendere per la soluzione violenta, l’arroganza di essere consapevoli di essere intoccabili.
Non è più il tempo di ripetere come un mantra l’alibi della mancanza di leggi più incisive. Prima che sia troppo tardi. A Teramo sta saltando – se non è già saltato – l’equilibrio, il rapporto di forze tra comunità autoctona e quella immigrata, di prima o seconda generazione. Ma è saltato anche tra gli stranieri, perchè è bene non fare di tutt’erba un fascio ma è sempre più difficile trovare qualcuno di loro impegnati nel lavoro e nel tirar su famiglie rispetto ad altri che hanno solo cambiato latitudine di vita ma mantenuto costumi e usi da terzo mondo.
Cosa fare? Ce lo dicano il prefetto, il questore, il sindaco. Sono loro quelli pagati per fare questo, per individuare strategia di contrasto alla delinquenza, di qualsiasi natura e origine, garantire la sicurezza dei cittadini che non delinquono, italiani o stranieri che siano. Stare lassù dove stanno non significa presenziare in pompa magna a qualche donazione, alle cene di gala, distribuire titoli di cavaliere, celebrare il passato con feste e discorsoni. Anche, ma non solo.
Prefetto e questore battete un colpo, comunicate, spiegate, agite. Incatenatevi a Roma se c’è bisogno di più personale, date la sveglia all’unico parlamentare che abbiamo se c’è da sostenere una battaglia sugli organici. Modificate la ‘percezione’ della sicurezza cittadina, sentitela dalla parte dei cittadini, fateci tornare a vedere uno straniero dalle cattive intenzioni guardarsi attorno mille volte prima di fare cazzate, riconsegnando loro quel sacro timore dell’autorità – che anche tanti italiani hanno perso – che è sempre stato il deterrente verso azioni sconsiderate per le vecchie generazioni. Ripristinare il rispetto per la terra che li ospita e insegnargli le regole della civile convivenza. Populismo? Forse sì, ma non guasta se utile a rimettere la palla al centro.
