Teramo violenta: pronta l’ordinanza anti alcol prima di quella contro i bivacchi

Il sindaco D’Alberto annuncia le iniziative per fronteggiare gli episodi di microcriminalità: non sarà possibile bere in determinati orari, fuori dai locali, da piazza Garibaldi fino alla stazione ferroviaria. Ma alla prefettura si chiede un controllo più stringente sull’immigrazione

TERAMO – Il Comune di Teramo è pronto a fare la sua parte nel sistema di iniziative tese a ristabilire un clima di maggior sicurezza l’ambiente cittadino e quello del centro storico in particolare, accogliendo positivamente l’accoglimento da parte del prefetto delle richieste avanzate dal sindaco D’Alberto.

Dal canto suo, l’amministrazione metterà in campo da subito un’ordinanza contro il consumo di alcol nei luoghi pubblici del centro, da piazza Garibaldi alla stazione ferroviaria, fino alla fine di settembre. L’ordinanza, già anticipata ieri dal primo cittadino in Comitato, prevede il divieto, in una determinata fascia oraria, di consumo delle bevande alcoliche fuori dai locali e ristoranti e dalle aree autorizzate di loro pertinenza. L’ordinanza anti alcol ne anticipa anche un’altra, relativa al divieto delle forme di bivacco, senza andare però a penalizzare quelle persone che vivono situazioni di disagio sociale, rispetto alle quali si continuerà “ad incrementare l’assistenza sociale – assicura il Comune – con l’obiettivo di garantire loro un’ospitalità temporanea“.

Sul fronte della richiesta implementazione della sorveglianza e dei controlli, il sindaco ha garantito “un ulteriore potenziamento dei servizi di vigilanza comunale in centro storico”, che si affianca all’implementazione del sistema di video-sorveglianza, che oggi può contare su 94 telecamere, di cui 14 a lettura targhe e che è già in fase di incremento, e  al rafforzamento del corpo di polizia municipale con nuove assunzioni e un ulteriore concorso in essere.

Il diritto alla sicurezza dei cittadini è un diritto che tutte le istituzioni devono garantire in maniera integrata – ha commentato il sindaco Gianguido D’Alberto -. Le nostre città lo pretendono e, al di là dei numeri, abbiamo il dovere, ciascuno per le proprie competenze, di assicurare anche un’adeguata percezione di sicurezza delle persone“. 

“Gli episodi che si sono registrati negli ultimi giorni, come ribadito anche dal prefetto – aggiunge il primo cittadino -, che in ogni caso creano un comprensibile allarme sociale, restano isolati, circoscritti e riferibili a persone già note alle Forze dell’OrdineAnche per questo ci siamo interrogati sulle motivazioni che consentono a persone spesso pluridenunciate o pluridaspate di essere ancora libere di commettere atti non rispettosi delle norme. Al riguardo è assolutamente necessario che a livello governativo vengano messi in campo strumenti adeguati, perché chi commette reati deve essere punito e deve essere certo di scontare la propria pena”.

Per questo abbiamo chiesto anche un monitoraggio della gestione dell’immigrazione. La gestione degli ingressi e la distribuzione sul territorio è infatti di esclusiva competenza del Governo e se non è equilibrata rischia di diventare insostenibile. Questo soprattutto con riferimento all’eccessivo numero di utenti dei CAS, dove sono state depotenziate le attività di accompagnamento all’integrazione, rispetto al SAI. In capo ai Comuni è solo il SAI, il sistema di accoglienza e integrazione di chi ha ottenuto asilo e dei richiedenti vulnerabili, che come dimostrano i numeri funziona e viene costantemente preso ad esempio dallo stesso Ministero. A questo riguardo – ha concluso il sindaco D’Alberto – serve un maggior coinvolgimento anche della ASL, per intervenire su quelle situazioni che interessano soggetti con patologie psichiatriche e che necessitano di un adeguato sostegno”. 

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