Montauti diserta la riunione indetta dal Comune. Tanti fornitori in attesa dei soldi come molti team stranieri. La denuncia e le critiche dei francesi hanno fatto il giro del mondo. E’ l’ora di un radicale cambiamento
TERAMO – Non c’era Pierluigi Montauti alla riunione convocata dal Comune di Teramo per fare un bilancio dell’ultima edizione della Interamnia Cup, svolta in sordina. senza le grandi partecipazioni dei tempi d’oro e soprattutto con strascichi polemici che per la prima volta nella storia arrivano soprattutto dall’estero.
L’incontro, voluto dall’assessore allo sport Alessandra Ferri, sarebbe servito per mettere al corrente il patron delle oltre 50 edizioni della Coppa, delle risultanze dei sopralluoghi del personale tecnico del comune nelle strutture scolastiche ‘cedute’ all’organizzazione nel periodo della manifestazione, ai primi di luglio, per ospitare gli atleti e i dirigenti. Il conto – che fonti ben informate assicurano sarà detratto dal contributo previsto da parte dell’amministrazione comunale – è salato. Non ci sono soltanto le mancate pulizie deile aule e loro pertinenze utilizzate dalle squadre, ma ci sono soprattutto gli inevitabili danni arrecati qua e là alle strutture. E’ chiaro, senza essere accusati di voler essere polemici a tutti i costi come accaduto in occasione dei furti registrati ai danni delle comitive sportive francesi alla De Jacobis, che si tratti di grossolane pecche dell’organizzazione: pulizie e sicurezza, leggi controlli, sono appannaggio di chi ha voluto accollarsi logistica e coordinamento del torneo…
Ma quanto possono aggravare, 6mila o 10mila euro in più, un bilancio cronicamente in rosso che deve fare i conti per di più con un taglio consistente del sostegno economico della Regione sull’altare del debito della sanità? Il problema è diverso. Il sommarsi di fornitori questuanti in fila, che vedono ancora una volta dilatarsi i tempi di pagamento delle fatture, sono soltanto la punta dell’iceberg di una manifestazione bella che cotta. La recente protesta del team francese Cauz (ma anche UPABHB e altre) è finita sul tavolo addirittura del questore ma anche sui media e sulla stampa specializzata della pallamano internazionale. La descrizione dell’esperienza fatta alla manifestazione fa inorridire chi ha per decenni ha ammirato e segnalato la Coppa come uno degli eventi da 10 e lode a livello mondiale, da far invidia e concorrenza anche alla Partille Cup.
Il club ha segnalato i furti subiti alla De Jacobis, le condizioni igieniche carenti per i letti con materassi sporchi e biancheria usa e getta inadeguata, docce e toilette insufficienti (10 per 200 persone), orari di apertura limitati, senza carta igienica e senza pulizia. L’organizzazione ha toppato anche per la sicurezza, negli alloggi e sui campi, carente la distribuzione dei pasti, a causa della distanza dai campi o degli orari delle partite, per non parlare delle condizioni dei campi (il centrale, il più i mportante, rappezzato e con cavi e reti pericolose. Insomma, la lista è lunga e non prenderla in considerazione sarebbe un errore grossolano.
C’è poi il problema dei commercianti teramani, i ristoratori e i baristi, che hanno somme da prenderee, per il 2024 e per quest’anno. E sono migliaia di euro. C’è anche chi, come alcune squadre danesi e dell’est Europa che rivendicano la restituzione delle caparre versate per il mancato svolgimento dell’edizione 2020 del Covid. Ma come? Se in passato sono stati versati nelle casse della Coppa centinaia di migliaia di euri per sanare il deficit (lo ricordate il contributo straordinario statale di 500mila euro ottenuto per intercessione dell’allora parlamentare Paolo Tancredi?).
Ecco perchè Montauti a questa riunione prima o poi dovrà andarci. Per capire, per riflettere che la proposta fatta dall’amministrazione comunale, di costituire e rendere veramente operativo un Comitato per ricostruirla e farla rinascere, è l’unica via per non far morire la Coppa. Perchè se è vero che il patron è già in movimento per cercare sponsor per l’edizione 2026, magari con il recondito progetto di trasferirla fuori da Teramo, dovrebbe anche prendere atto che attorno a sè non ha più collaboratori, volontari e fornitori disposti più a dargli credito un anno ancora.
