VIDEO / Nepal, il satellitare dice che Marco Di Marcello è vivo

Le tragedie alpinistiche di queste ore sul tetto del mondo coinvolgono anche il biologo teramano di 37 anni e l’amico di Fara San Martino: fonti incontrollate li danno per morti ma la famiglia segue il suo tracciato che segnala movimenti

TERAMO – E’ appesa al segnale satellitare che il suo telefono invia al fratello, a Teramo, la speranza di trovare in vita Marco Di Marcello, biologo teramano di 37 anni, esperto ed appassionato alpinista, che figura per alcuni tra i dispersi, per altri tra i deceduti, di una spedizione travolta da una valanga in Nepal, in una delle due tragedie che nelle ultime ore hanno sconvolto il mondo dell’alpinismo e che finora conta due vittime italiane.

In realtà, come ha riferito il ‘Katmandu Post’, citando fonti della polizia locale, un terzo italiano (dopo quelli deceduti sul versante del picco Panbari, decessi confermati dalla Farnesina ieri) viene dato come morto sotto l’altra valanga, quella che avrebbe travolto e sepolto il campo base dello Yalung Ri, una montagna di 5.630 metri nella valle del Rolwaling, nel distretto di Dolakha. E’ questo il campo base della spedizione DolmaKhang 2025 (una vetta di 6.300 metri molto amata dagli alpinisti che offre tra l’altro una vista mozzafiato sull’Everest) composta da 9 membri di diverse nazionalità, tra cui appunto il biologo e guida alpina Marco Di Marcello, uno dei due abruzzesi tra loro (l’altro è Paolo Cocco di Fara San Martino). Il bollettino delle vittime oltre a un italiano, due nepalesi e tre francesi cita anche un canadese, ma su questo potrebbe esserci confusione, considerato che Di Marcello, fino a pochi anni fa residente in Austria, si è stabilito e sposato a Calgary, in Canada, dove lavora.

Ma le notizie che arrivano dalla famiglia sembrano contraddire questo tragico bilancio. A Teramo i genitori Antonietta e Francesco (già comandante della Polizia stradale di Teramo), seguono con grande apprensione l’evolversi della vicenda, assistiti dagli ex colleghi della Polizia di Stato. L’Associazione nazionale dei poliziotti (Anps) figura tra gli sponsor che sostengono la spedizione.

Il fratello Gianni è in contatto attraverso il segnale del radiosatellitare in possesso di Marco, che viene poi triangolato a Londra, dove risiede la moglie del capo spedizione e sherpa del gruppo, Tenjing Phurba, che tiene i contatti fuori dal Nepal. La traccia del segnale (che si aggiorna ogni 4 ore) in questi due ultimi giorni, sarebbe chiara: il ‘puntino’ che corrisponde alla sua posizione, due giorni fa era in discesa e ieri in salita, segno evidente che Marco si muove e quindi ancora in vita. Le ricerche non sono mai state interrotte, alla ricerca di quattro feriti e altrettanti dispersi, tutti nepalesi secondo la stampa locale. Oltre al meteo avverso, però, si è messa di traverso anche la burocrazia perché per far volare gli elicotteri in quell’area è servito ottenere un’autorizzazione amministrativa speciale.

I soccorsi non sono stati effettuati in tempo, con conseguenti gravi perdite di vite umane – ha affermato un sopravvissuto – Abbiamo gridato e implorato aiuto, ma nessuno è riuscito a raggiungerci. Ci avevano detto che un elicottero sarebbe arrivato dopo quattro ore, ma a quel punto molti dei nostri amici se n’erano andati“.

GUARDA IL SALUTO ALLA PARTENZA DA KATMANDU DI MARCO E PAOLO

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