Gaffe istituzionali e false notizie gettano nello sconforto la famiglia del biologo teramano che partecipava alla spedizione alpinistica sul Dolma Khan travolta dalla valanga. Il rilevatore manda ancora segnali di movimento ma le speranze sono ridotte al lumicino
TERAMO – Continuano a rincorrersi le false notizie sulla scomparsa di Marco Di Marcello, il biologo teramano di 37 anni, disperso sulle nevi del Nepal, con la sua spedizione al Dolma Khan decimata da una valanga, e la morte del fotografo abruzzese Paolo Cocco che era con lui. Dopo una serie di folli resoconti sui siti online della provincia, che davano per deceduti entrambi i due abruzzesi, per nulla interessati dai lanci di agenzia che dimostravano come la famiglia di Marco fosse aggrappata a quel segnale satellitare che confermava i movimenti del loro congiunto, in serata prima una nota del sindaco dell’Aquila, Biondi, poi quella del governatore Marsilio, hanno gettato nello sconforto (e nella rabbia) la famiglia Di Marcello.
Entrambi hanno annunciato l’avvenuta identificazione dei corpio di Marco Di Marcello e di Paolo Cocco, per esprimere il proprio cordoglio alle famiglie e alle loro comunità. Mentre però per il giovane fotografo di Fara San Martino erano arrivate le conferme del decesso con il ritrovamento del corpo nella neve, per il 37enne teramano nulla si è saputo sul suo destino e le ricerche proseguono, guidate dal suo capospedizione, lo sherpa Tenjing Phurba.
Eravamo a casa della famiglia Di Marcello, quando i tg di prima serata hanno diffuso la nota del presidente Marsilio, annullando i contenuti dei servizi degli inviati che raccontavano la corsa al soccorso di Marco, vivo secondo la famiglia a giudicare dal segnale satellitare che ogni 4 ore si aggiorna indicando sempre una posizione diversa del loro caro congiunto. Un incrocio di telefonate, di richiesta di spiegazioni e la conferma della Farnesina, prima direttamente al telefono dell’Unità di crisi, poi.con un comunicato in cui si fa il punto dei soccorsi e il bilancio al momento: Marco è ufficialmente disperso e non morto.
Come aveva già fatto Biondi, anche Marsilio rettifica e si scusa con la famiglia, unendosi nelle speranza di poterlo riabbracciare.
Certo ogni ora che trascorre si riducono le possibilità di trarre in salvo la guida alpina teramana che vive e lavora a Calgary in Canada.La seconda notte trascorsa alle rigidissime temperature di quota 5.600 metri sul ‘tetto del mondo’, ma la speranza viene alimentata dai messaggi del tracker Garmin che Marco porta sul petto e che aggiorna la posizione ogni 4 ore. Ancora ieri sera e questa notte ha mostrato qualche altro spostamento in una zona obiettivamente impervia e poco accessibile.
