Il gip rigetta la richiesta di dissequestro e con essa l’ipotesi di tornare a casa per una buona parte dei 1.200 studenti. E serviranno anni per i lavori sullo storico palazzo di piazza Dante (ma ancora non c’è il progetto)
TERAMO – Anche il giudice terzo ha detto di no al dissequestro del Convitto Delfico. La decisione del gip Marco Procaccini, valutato anche il parere negativo del pm Davide Rosati, rinvia il ritorno a casa di circa 1.200 studenti, alla conclusione dei lavori di adeguamento dello storico edificio di piazza Dante, con buona pace degli sforzi del presidente della Provincia, Camillo D’Angelo, e dei suoi proclami.
“La nostra istanza di dissequestro si basa su una solida e completa documentazione – aveva dichiarato in conferenza stampa lo scorso 8 settembre per darsi coraggio e darne al ponderoso lavoro tecnico eseguito dal consulente Alfonso Marcozzi, accompagnato in punta di diritto dagli avvocati Gennaro Lettieri e Antonio Zecchino.
Si infrange dunque la speranza di poter rivedere studenti nel palazzo Delfico anche con l’inizio dei lavori e di guardare con maggior fiducia a un rilancio di questa parte della città e della sua economia. Ancora una volta, come accaduto più di un anno fa con l’espulsione’ di studenti, docenti e non, un’altra doccia fredda getta in depressione l’intera comunità. Non si cambia programma, si prosegue con quanto previsto e già da qualche tempo realizzato, ma è comunque una delusione forte.
La speranza è che i lavori da cantierare arrivino al più presto, anche se pare di capire che quanto a progettazione siamo ancora a caro amico.
