Il sindaco sottolinea le dichiarazioni contrastanti all’interno della maggioranza Marsilio e la costante penalizzazione della sanità teramana: “Intervenga il Comitato ristretto”
TERAMO – Un intervento istituzionale “a difesa della sanità teramana”, vIene invocato dal sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, in una nota con cui interviene oggi sul dibattito delle ultime settimane sull’attuazione della legge regionale di riordino della rete ospedaliera e sulla mancata approvazione, ad oggi, degli atti aziendali. D’Alberto, nel citare le “dichiarazioni contrastanti tra giunta e consiglieri regionali di maggioranza Rossi e Di Matteo, che hanno citato a loro volta decisioni e dichiarazioni dei vertici dell’Agenzia sanitaria regionale”, sottolinea “la totale confusione della maggioranza Marsilio sul tema della politica sanitaria. Questo, a discapito della salute dei cittadini teramani e abruzzesi”.
“Da giorni – dice sul primo cittadino – si parla di rilievi da parte dell’Agenzia sanitaria regionale che porterebbero a una bocciatura del testo dell’atto aziendale della Asl. Rilievi che altro non sono che il frutto di una legge riordino della rete ospedaliera, salutata due anni fa come qualcosa di storico, e che al contrario va a penalizzare ulteriormente il diritto alla salute dei cittadini teramani. Nell’organizzazione territoriale dell’Abruzzo diviso in due, Teramo viene semplicemente cancellata. Questo è inaccettabile. Su una questione così importante è doveroso un intervento dell’intero comitato ristretto dei sindaci. È evidente a tutti la presa in giro da parte del centrodestra regionale che continua a sostenere di avere a cuore la sanità teramana mentre la sta destrutturando pezzo per pezzo”.
D’Alberto cita qualche numero, a cominciare, a suo dire, “dal depotenziamento sanitario” che interessa il territorio teramano e che incide pesantemente sulla mobilità passiva: “Il report dell’Agenzia regionale sui dati 2024 evidenziava come la Asl di Teramo, pur registrando una diminuzione quantitativa dei ricoveri in mobilità passiva, fosse quella con il tasso ed indice d’emigrazione più alti d’Abruzzo, pari rispettivamente al 31,3% e al 22,4% e con il saldo negativo maggiore tra mobilità attiva e passiva, addirittura in aumento rispetto al 2023. A confermare come in questi anni la politica sanitaria portata avanti dal centrodestra abruzzese abbia prodotto solo danni, anche l’ultima relazione della Corte dei Conti al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali per gli esercizi 2023-2024, che evidenziava come, sulla scorta delle considerazioni dei tavoli di monitoraggio dell’11 aprile e del 29 maggio 2025, la Regione Abruzzo, a differenza delle altre Regioni in piano di rientro, fosse l’unica a registrare nei risultati di esercizio una tendenza in senso peggiorativo”.
Il sindaco di Teramo torna anche a ricordare la vicenda nuovo ospedale su cui “si continuano a prendere in giro i cittadini. Ad oggi non c’è alcuna copertura integrale dell’intervento e non è dato sapere dove si andranno a trovare le risorse necessarie. E non possiamo non evidenziare come questo teatrino sull’ospedale di Teramo, così come quello che sta accadendo sugli atti aziendali delle Asl, e in particolare di quella di Teramo, influisca anche sull’individuazione degli ospedali di secondo livello. Ospedale di secondo livello che la Regione ha già deciso di non attribuire al nostro territorio”.
E D’Alberto chiama in causa il presidente della commissione fregionale sanità, il consigliere regionale Paolo Garri (FdI), “che quelle poche volte che è intervenuto sugli ospedali di secondo livello ha liquidato la questione come un qualcosa di meramente amministrativo, pur sapendo benissimo che il piano di riorganizzazione della rete sanitaria prevede, una volta individuati questi ultimi, la riallocazione di tutte le discipline specialistiche”.
“Di fatto, ad oggi – conclude il sindaco di Teramo -, non vi è nessuna certezza di un eventuale modifica dell’organizzazione degli ospedali di secondo livello, ma se la direzione è quella di andare verso dei super ospedali è difficilmente ipotizzabile che il Governo torni indietro sul modello base disegnato dal Decreto legge Lorenzin. A meno di non voler spezzettare ulteriormente ospedali e cure. Qui non si tratta della difesa dei campanili o del singolo ospedale, ma di una battaglia necessaria a tutela del diritto alla salute di tutta la comunità della provincia di Teramo”
