Anche Prato Selva (quello che resta) torna alla Gst

Nel degrado e nell’abbandono degli impianti e delle strutture, l’ufficiale giudiziario certifica il rientro in possesso da Finori. Qui i registri delle manutenzioni, ferme al 2016, sono stati trovati a differenza dei Prati di Tivo

FANO ADRIANO – L’era dell’imprenditore Finori nella storia dei Prati di Tivo e di Prato Selva sembra essere davvero conclusa. Questa mattina, sempre alla presenza dell’ufficiale giudiziario, i liquidatori della Gran Sasso Teramano, Piergiorgio Passerini e Valerio Ferro, sono infatti rientrati in possesso degli impianti e degli immobili della stazione sciistica di Prato Selva, come eera già avvenuto la scorsa settimana ai Prati di Tivo. Al rientro in possesso hanno presenziato anche il sindaco di Fano Adriano, Luigi Servi e il presidente della Provincia, Camillo D’Angelo.

Domani mattina è prevista una riunione ‘tecnica’ in Provincia alla luce del rientro in possesso degli immobili, per valutare adesso i passi successivi. Tra le priorità c’è da affrontare la manutenzione della seggiocabinovia, che è di proprietà della Provincia e che alla Gst è stata solo conferita. Entro fine settimana l’ufficiale giudiziario rimetterà alla firma di tutti i soggetti interessati i verbali delle due consegne, materiale oggetto di valutazione anche ai fini del percorso giudiziario che vede Marco Finori in opposizione alla GST e la cui udienza finale è stata fissata dalla Corte di Appello dell’Aquila al prossimo 1° dicembre.

Desolante il quadro che si è presentato questa mattina nella stazione sciistica di Fano Adriano: degrado e abbandono, sia degli impianti che degli immobili, questi ultimi non chiusi a chiave con mobili e suppellettili chiaramente deteriorati dall’incuria. A differenza dei Prati di Tivo, qui si è trovato invece il registro delle manutenzioni, fermo a 10 anni fa, al 2016. Quello dei Prati di Tivo non è stato trovato e Finori finora non l’ha consegnato.

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