Caso Giulia Di Sabatino: 4 anni e 9 mesi a Totaro per pedopornografia

Condannato il 36enne giuliese. La madre della 19enne volata dal viadotto assente in aula, il padre scoppia in lacrime. Il legale chiederà di nuovo la riapertura delle indagini sul decesso

TERAMO – Si è concluso con una condanna a quattro anni e nove mesi di reclusione il processo di primo grado a carico di Francesco Giuseppe Totaro, 36enne di Giulianova, accusato di pedopornografia e prostituzione minorile. La sentenza è stata pronunciata oggi dal collegio presieduto dal giudice Francesco Ferretti.

Il procedimento giudiziario, pur riguardando reati specifici, è indissolubilmente legato alla tragica vicenda di Giulia Di Sabatino, la giovane di Tortoreto precipitata nel vuoto dal viadotto dell’autostrada A14, nel territorio di Mosciano, la notte tra il 31 agosto e il primo settembre del 2015, proprio nel giorno del suo diciannovesimo compleanno. L’inchiesta, avviata anni fa dalla Procura distrettuale dell’Aquila, è scaturita dal rinvenimento sul telefono cellulare dell’imputato di numerose foto osé ritraenti Giulia e altre ragazze, all’epoca dei fatti tutte minorenni (17enni). Durante le udienze precedenti, il sostituto procuratore Laura Colica aveva letto in aula alcuni Sms che, secondo l’accusa, dimostravano la richiesta da parte del 36enne di prestazioni sessuali in cambio di denaro.

Per questi motivi, la pubblica accusa aveva richiesto una condanna severa: 8 anni di reclusione e 60mila euro di multa. La difesa, rappresentata dall’avvocato Donatella Tiberio, aveva invece invocato l’assoluzione per insussistenza dei fatti, esortando la corte a giudicare l’imputato esclusivamente per i reati contestati e non per la morte della giovane Giulia, a cui Totaro risulta del tutto estraneo.

Il collegio giudicante ha infine optato per la condanna a 4 anni e 9 mesi, riconoscendo all’imputato le attenuanti generiche. Sono state inoltre disposte una serie di pene accessorie, che precluderanno all’uomo futuri ruoli a contatto con i minori, mentre il risarcimento per le parti civili sarà discusso in separata sede. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro tre mesi.

Il processo ha riaperto ferite mai rimarginate per la famiglia Di Sabatino, costituitasi parte civile e assistita dagli avvocati Antonio Di Gaspare e Gianfranco Di Marcello, con il supporto di Adele Di Rocco del Coordinamento Codice Rosso. Pochi giorni fa, l’aula aveva vissuto momenti di profonda commozione durante la deposizione della madre di Giulia, Meri Koci. Chiamata a testimoniare dalla difesa, la donna aveva parlato per oltre mezz’ora, interrompendosi più volte, in lacrime, soprattutto nel difficile momento in cui è stata chiamata a riconoscere le foto oggetto dell’indagine. Oggi la madre non era presente in aula per la lettura del dispositivo, ma c’era il padre, Luciano Di Sabatino, che è scoppiato in lacrime alla lettura della sentenza.

Per i genitori, che da anni si battono contro l’archiviazione del caso (avvenuta con l’ipotesi di istigazione al suicidio) rifiutando fermamente l’idea che la figlia si sia tolta la vita, questa condanna rappresenta un punto di svolta. Insieme ai loro legali, sono già pronti a presentare una nuova istanza per chiedere la riapertura delle indagini sulla morte della diciannovenne.

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