L’ultimo gesto prima di andarsene: il detenuto ha donato gli organi

Espiantati cuore, fegato e reni: era stato salvato dagli agenti penitenziari di Castrogno, ma è spirato dopo una settimana al Mazzini

TERAMO – Un ultimo, estremo gesto di altruismo in risposta all’indifferenza che troppo spesso avvolge la realtà carceraria italiana. È la tragica e al contempo luminosa storia di D.P., detenuto 33enne romano che, dopo aver cercato e trovato la morte impiccandosi nella sua cella al carcere di Castrogno, ha donato i propri organi salvando altre vite. E’ morto dopo una settimana nel reparto di rianimazione del Mazzini e l’espianto dei suoi organi si è concluso nel primo pomeriggio di oggi: il cuore è stato prelevato da un’equipe di Palermo, il fegato da un’altra di Napoli, mentre i reni sono andati al San Salvatore dell’Aquila.

Il giovane, che stava scontando una condanna con fine pena fissato al 2036 per reati legati a droga e rapine, in passato era stato recluso a Rebibbia ed era arrivato a Teramo da qualche mese. Da tempo aveva espresso lucidamente il suo consenso alla donazione degli organi. Ieri, constatata l’irreversibilità delle sue condizioni cliniche, la Procura ha dato il nulla osta (aprendo, come da prassi, un fascicolo sul suicidio) e in nottata si era concluso il periodo di osservazione per procedere all’espianto. Una decisione fortemente sostenuta dai familiari, rimastigli accanto fino all’ultimo, e definita “un antidoto all’indifferenza“.

La tragedia si è consumata nella tarda serata di lunedì 2 marzo. D.P. ha tentato di togliersi la vita utilizzando un lenzuolo legato alla grata del bagno della cella. Il tempestivo intervento degli agenti di Polizia penitenziaria aveva permesso un primissimo soccorso e la corsa disperata verso l’ospedale, dove il 33enne è stato ricoverato nel reparto di Rianimazione. Le sue condizioni, tuttavia, sono apparse fin da subito gravissime, fino al decesso avvenuto a sette giorni di distanza.

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