FOTO / Sgominata la ‘Gioventù fascista rosetana’: dall’agguato ai Cc ai raid razzisti

I dettagli del blitz contro gli ultrà: una vera e propria cellula di estrema destra che si esaltava nelle chat. Nelle case ‘gadget’ nazifascisti e armi. Il presunto leader, un 20enne, è finito in cella, altri tre ai domiciliari. Cinque assalti al ‘Felicioni’ e le aggressioni ai bengalesi

ROSETO – Si definivano ‘Gioventù fascista rosetana’, inneggiavano all’odio razziale e ci complimentavano tra di loro sulle chat social per “proteggere la comunità da questi negri di m….”. Nelle loro abitazioni, striscioni del Duce, evocativi del periodo fascista, gadget e riferimenti ad Hitler. Al palazzetto dello sport di Roseto tifavano in curva, e fuori, organizzavano assalti armati alle forze dell’ordine. Quella del 5 ottobre dello scorso anno è stata l’impresa, l’hanno fatta grossa, ma si sono smascherati: in un cespuglio attorno all’impianto avevano nascosto spranghe e bastoni e racimolato sassi che poi avevano utilizzato per assaltare tre auto dei carabinieri in servizio d’ordine. La gazzella della stazione di Cellino Attanasio fu presa di mira, con il lunotto posteriore in mille pezzi.

Il lavoro di identificazione della ventina di invasati ‘tifosi’, ha permesso di estrapolarne cinque particolarmente esagitati, ai quali è stata contestata la resistenza e violenza a pubblico ufficiale, violazione del Daspo (erano già ‘noti’ dunque), danneggiamento, esplosioni pericolose, porto e detenzione di armi bianche e oggetti atti ad offendere. Le chat sono esplose, si sono arricchite di commenti, plausi, esaltazioni farneticanti e allargate ad altre considerazioni che sono sfociate nel fanatismo politico ed estremista. E’ venuto fuori un mondo. Fatto di elucubrazioni razziste, spinte eversive e resoconti anche dettagliati di alcune delle ‘imprese’.

Dai 5 sono diventati 17 i rosetani ‘attenzionati’ e oggi destinatari di una iscrizione nel registro degli indagati di una vicenda che sotto il profilo giudiziario potrà far loro molto male, ma che purtroppo, agli esiti di quegli avvenimenti extrasportivi, penalizza ancora oggi una storica e appassionata tifoseria, a cui viene impedito di assistere agli incontri di basket della Pallacanestro Roseto.

Istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale è il reato contestato a 14 dei 17 indagati nell’inchiesta che ha portato i militari del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Teramo a eseguire questa mattina otto misure cautelari, di cui 4 arresti. In carcere è finito colui che viene ritenuto il ‘capo’, tre persone sono ai domiciliari, altre quattro con obbligo di dimora e firma. I carabinieri hanno ricostruito e attribuito a quel gruppo cinque assalti con sassaiole contro il Centro di accoglienza straordinaria (Cas) ‘Felicioni’ di Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo, e altre aggressioni mirate per le vie della città a cittadini di origini bengalesi, l’ultima a gennaio, come hanno spiegato oggi in conferenza stampa a Teramo il colonnello Massimo Corradetti e il pubblico ministero della Procura di Teramo, titolare delle indagini, Enrica Medori (nella foto).

L’aggressione del gennaio scorso, con il reato di lesioni personali aggravato dai motivi di discriminazione razziale, viene contestata in particolare a 5 dei 17 indagati odierni – tra i 36 i 20 anni -, anche se alcune testimonianze raccolte e alcune immagini degli impianti di videosorveglianza descrivono in circa una ventina i partecipanti alla spedizione punitiva.

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