Resta in carcere il presunto leader della cellula neofascista

Il gip nega i domiciliari al 20enne Stefano Lupi, accusato di guidare il gruppo ultrà ‘Gioventù fascista rosetana’. Chiesti i Daspo per i saluti romani all’uscita dalla caserma

TERAMO – Linea dura del tribunale nei confronti dei vertici della presunta cellula neofascista smantellata nei giorni scorsi a Roseto, germogliata all’ombra della frangia estrema del tifo cestistico locale. Il gip Lorenzo Prudenzano ha infatti rigettato la richiesta di concessione degli arresti domiciliari per Stefano Lupi, il ventenne ritenuto dagli inquirenti il leader del gruppo che si era autodefinito “Gioventù fascista rosetana”.

Dopo essersi riservato di decidere a seguito degli interrogatori, il giudice ha stabilito che Lupi dovrà rimanere recluso nella casa circondariale di Castrogno, unico dei 17 indagati a finire in cella. La richiesta di attenuazione della misura, avanzata dai legali del giovane, gli avvocati Caterina Lettieri e Beniamino Papa, non è stata accolta, nonostante l’indagato avesse reso dichiarazioni spontanee nei giorni scorsi e avesse espresso l’intenzione di risarcire di tasca propria l’Arma dei Carabinieri per i danni causati alla ‘gazzella’ assaltata lo scorso ottobre all’esterno del PalaMaggetti dopo Roseto-Pesaro di pallacanestro. Secondo le carte dell’inchiesta, il ventenne si faceva chiamare dai sodali con l’appellativo di ‘duce’.

Restano sottoposti al regime degli arresti domiciliari altri tre giovani coinvolti nell’operazione. Per alcuni di loro, nel corso della prossima settimana, le difese presenteranno formale istanza al giudice per ottenere l’autorizzazione a riprendere l’attività lavorativa. Un’altra fetta del gruppo, composta da quattro ragazzi, resta invece sottoposta alla più lieve misura dell’obbligo di dimora e di firma.

Il quadro accusatorio delineato dalla Procura teramana è articolato e pesante. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, al danneggiamento, fino alle lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e accensione di esplosioni pericolose. Al centro delle indagini ci sono in particolare cinque assalti condotti ai danni di un Centro di accoglienza della città. Un’escalation di violenza alimentata, secondo chi indaga, da un continuo scambio di materiale di matrice nazista e messaggi d’odio diretti contro stranieri, ebrei, omosessuali e comunisti.

Le ripercussioni dell’operazione si allargano intanto anche ai fiancheggiatori del gruppo. Le autorità competenti hanno infatti richiesto l’emissione del Daspo per quei giovani che, in occasione degli arresti, si erano radunati all’esterno della caserma dei carabinieri di Roseto per attendere l’uscita del presunto capo, esibendosi in inequivocabili saluti romani.

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