L’inchiesta sui suprematisti teramani e abruzzesi: nelle chat il progetto di una strage al Liceo artistico di Pescara, manuali per armi 3D ed esplosivi. Il ministro Valditara: “Limitare l’uso dei social”
TERAMO – Dietro lo schermo di un comune smartphone, tra i banchi di scuola e una vita apparentemente normale, si nascondeva un progetto di morte ispirato ai più feroci stragisti della storia recente. L’ordinanza di custodia cautelare a carico del 17enne pescarese, eseguita dal ROS dei Carabinieri, scoperchia quello che i magistrati definiscono un “sottobosco di delirio e violenza”.
A incastrare il giovane, nonostante i tentativi di ripulire le tracce digitali (“A parte i meme ho levato le cose compromettenti“, confidava agli amici virtuali), sono stati i messaggi recuperati dall’analisi forense sul suo dispositivo. Parole che non lasciano spazio a dubbi sulla pericolosità dei suoi intenti:
“Io quando sarò in quinta replicherò la Columbine“: è questa la frase più inquietante, scritta nel 2024 quando il ragazzo aveva solo 15 anni, riferendosi al massacro avvenuto in Colorado nel 1999. Un’ossessione, quella per la sparatoria e il suicidio, ribadita in altre chat: “Magari un giorno faccio una sparatoria e poi mi ammazzo” e ancora “però devo ancora decidere il posto dove fare la sparatoria prima di andarmene“. Si scoprirà che l’obiettivo avrebbe dovuto essere il Liceo artistico di Pescara…
Il diciassettenne non si limitava alle minacce. Secondo gli inquirenti, era il creatore di un gruppo Telegram dove circolavano manuali per la stampa di armi in 3D, istruzioni per ordigni chimici e documenti di propaganda suprematista e antisemita. Il gruppo faceva parte di una rete internazionale che idolatra i cosiddetti ‘Santi del Terrore’: Anders Breivik (Oslo 2011) e Brenton Tarrant (Christchurch 2019), elevati a modelli da emulare.
Nelle pieghe dell’indagine emerge anche l’adesione alle teorie Incel (involuntarily celibate, celibato involontario), una sottocultura maschilista che mescola frustrazione relazionale, razzismo e psicologia evolutiva, trasformandola in una miscela esplosiva di odio verso il genere femminile e la società. Sul cellulare del giovane è stato rinvenuto anche materiale pedopornografico.
Già nel 2024, quando le autorità smantellarono la ‘Werwolf Division’, il ragazzo mostrava una lucida consapevolezza del proprio operato criminale. Invece di fermarsi, si vantava della vicinanza agli arrestati: “Sono finito ai tg“, scriveva con spavalderia, “domani la Digos irrompe in classe“.
L’arresto ha scosso il mondo delle istituzioni. Il Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, è intervenuto con fermezza: “È la conferma che dobbiamo considerare il tema dei social con estrema attenzione. Non basta il divieto per i minori, serve lavorare con i gestori delle reti“. Il Ministro ha poi richiamato il disegno di legge in discussione in Parlamento che prevede il divieto di accesso ai social per i minori di 14 anni: “È una grande sfida, un tema drammatico che va affrontato con urgenza e responsabilità“.
L’inchiesta, che vede coinvolti altri minorenni -, quattro tra Teramo e Sant’Egidio, le cui posizioni e il ruolo andranno chiariti, oltre che in Umbria, Toscana ed Emilia-Romagna -, prosegue ora per accertare se esistano complici pronti a passare dalle parole ai fatti. Per il diciassettenne, le porte del carcere si sono aperte prima che potesse raggiungere quella ‘quinta classe’ indicata nel suo piano di sangue.
