Clamoroso in Fondazione, il Pd non accetta una Pd

La nomina in Cda di Manola Di Pasquale (blindata da UniTe) aspramente condannata dai consiglieri regionali Mariani e Pepe. Minacce di ritorsioni sull’amministrazione D’Alberto. Ma il vero sconfitto è Camillo D’Angelo. Intanto, soddisfazione per la nomina di Montani alla vicepresidenza

TERAMO – “Clamoroso al Cibali!” è l’iconica frase attribuita a Sandro Ciotti, pronunciata nella radiocronaca di Catania-Inter del 1961 per commentare egregiamente la sconfitta dei nerazzurri intercontinentali di Moratti ed Helenio Herrera ad opera di una modesta provinciale.

Stasera torna in mente a noi per commentare quanto accaduto tra le mura di Palazzo Melatino, alla Fondazione Tercas. Non per la nomina alla vicepresidenza del Consiglio di amministrazione, dell’apprezzatissimo Vincenzo Montani o dell’ingresso nell’organismo che attua gli indirizzi strategici, gestisce il patrimonio e delibera le erogazioni della Fondazione che fu dell’illuminato’ presidente Mario Nuzzo, dei nuovi componenti Maria Gabriella Franceschini (Nereto), Pierluigi Mattucci (Atri) e Manola Di Pasquale. Bensì per un cortocircuito della politica che queste nomine hanno generato.

Sì perchè sembrerebbe che il Partito Democratico, sì il Pd teramano, non abbia affatto gradito la nomina dell’avvocato Di Pasquale nel Cda. Ma come? Ma l’ex consigliera comunale, già nel direttivo regionale, già presidente del partito e appena due anni fa candidata nella circoscrizione meridionale alle Europee per i dem, non è più del Pd? Abbiamo verificato e scoperto che è invece ben saldamente all’interno e che questa indicazione nel Cda, intesa come espressione del capoluogo assieme a quella di Montani, sia stata ‘blindata’ dall’Università di Teramo.

Eppure, sembra che il vento di guerra adesso spiri forte, al punto che entrambi i rappresentanti teramani del PD in Regione (Mariani e Pepe) vogliano prendersela con il sindaco D’Alberto, provocando la crisi che porti alla caduta della sua amministrazione. Ma questa è politica di retroguardia, ciò che proprio il Pd nella sua campagna politica cittadina ha sempre contestato alla ex amministrazione Brucchi, quando il sindaco cadde per fuoco amico. E diventare, dopo tante critiche, il bue che dice cornuto all’asino, crediamo sia l’ultima delle aspirazioni di politici navigati come i due consiglieri regionali. Eppure, stiamo vivendo un ‘clamoroso al Cibali’, non nel calcio ma nella politica: il Pd che non accetta la rappresentanza Pd.

La Fondazione e D’Angelo. La situazione è però delicata, in ogni caso. E’ lo specchio di tanti nervosismi interni sulla strada (anche) delle candidature ai prossimi appuntamenti amministrativi. Nervosismi che ricadono però sempre sulla strada politica di… sapete chi? Sì sempre lui, il fantasmagorico pluridecorato per questo, Camillo D’Angelo, ancora per qualche mese alla presidenza della Provincia. Il quale, diventato ormai famoso per non riuscire a gestire le ‘donne del presidente’ nel suo staff (è al secondo abbandono/defenestrazione in pochi mesi) si ritrova ancora sulla graticola. E’ delle ultime ore un’altra uscita maldestra (è dire poco) di un dipendente della Provincia, diffamatore recidivo nonostante i precedenti ‘cassati’ dalla giustizia italiana, notoriamente vicino a lui perché ampiamente gratificato, che persevera nell’offendere il sindaco di Teramo in una chat privata di personaggi pubblici, che puntualmente qualcuno fa uscire. Ebbene, nessuna condanna pubblica del nostro presidente di Ente pubblico, abbiamo letto o sentito da lui, a difesa di una figura istituzionale come il primo cittadino, perdipiú artefice della sua elezione alla Provincia.

Ma perchè anche in questo caso D’Angelo è il vero sconfitto di questo caso Fondazione? Perchè il presidente attuale, Piero Di Felice, si dice sia uomo vicino a lui. E che l’indicazione di affiancargli un nuovo componente nel Cda, e preferito a Manola Di Pasquale, gli avrebbe dato modo di blindarlo nella conduzione, fino ad oggi molto criticata, della Fondazione Tercas. Insomma, che all’esterno fosse un Carneade, ce n’eravamo accorti, ma che non fosse tanto gradito all’interno di Palazzo Melatino, ci mancava. Questo piccolo tsunami odierno ha rimesso forse le carte nel mazzo giusto: D’Angelo vede ridimensionato Di Felice e restare fuori il suo designato. Bel successo per un aspirante… Governatore!
Attendiamo con ansia la sua prossima intervista.

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