Emergenza fango nel Teramano: danni milionari e strade distrutte

Stanziati i primi 400mila euro per le somme urgenze, ma la conta dei danni è catastrofica. Il presidente della Provincia lancia la sfida alla Regione: “Gestire fossi e fiumi per fermare il dissesto”

TERAMO – Non sono semplici ‘buche’, ma vere e proprie ferite nel cuore del territorio. Il bilancio dell’ondata di maltempo che ha flagellato la provincia di Teramo assume contorni drammatici: mentre l’Ente ha già impegnato oltre 400mila euro di fondi propri per i primi interventi d’urgenza, la stima complessiva dei danni parla di cifre milionarie. A cedere non è stata solo la vecchia viabilità, ma paradossalmente anche tratti stradali rimessi a nuovo appena un anno fa con investimenti ingenti, letteralmente trascinati a valle dallo scivolamento dei versanti.

L’evidenza dei sopralluoghi tecnici effettuati nelle ultime ore conferma un fenomeno vasto di instabilità idrogeologica, particolarmente acuto nella fascia pedemontana. Le scarpate e i versanti, saturi d’acqua, hanno causato fratture profonde nel piano viabile. L’ultimo caso in ordine di tempo riguarda la SP 34/D di Collemesole, nel comune di Arsita: in località Scaricasale, un vistoso cedimento della carreggiata ha imposto la chiusura immediata al traffico.

Segnali di cauto ottimismo arrivano invece da Villa Vallucci, a Montorio al Vomano. Dopo il sopralluogo congiunto con i geologi della Protezione civile, è stato confermato che gli interventi d’urgenza realizzati dalla Provincia hanno stabilizzato il tratto critico: da domani la strada riaprirà a senso unico alternato.

Il presidente della Provincia, Camillo D’Angelo, ha approfittato della gestione della crisi per lanciare una proposta politica netta al presidente della Regione, Marco Marsilio. Il tema è la gestione del territorio, frammentata dopo la riforma Delrio: “Questi eventi non sono più eccezionali, si ripetono ogni quattro o cinque anni con intensità crescente – ha dichiarato D’Angelo -. L’unico strumento è la manutenzione costante dei versanti, la pulizia di fossi e fiumi e l’uso dell’ingegneria naturalistica. Oggi le Province si occupano solo dell’asfalto, mentre il personale del Genio Civile è in Regione. È uno schema inefficace“.

D’Angelo ha citato i modelli di altre regioni italiane dove, pur dopo la riforma Delrio, le funzioni tecniche sono state ri-delegate alle Province: “Marsilio ha la possibilità di cambiare davvero le cose seguendo l’esempio del Nord. Riparare il danno costa infinitamente di più che prevenirlo annualmente“.

Mentre le ruspe continuano a lavorare, gli uffici tecnici della Provincia stanno ultimando le schede da inviare alla Protezione Civile nazionale. Si tratta di documenti fondamentali per quantificare le risorse necessarie al ripristino totale dello stato dei luoghi e per accedere ai finanziamenti straordinari. La battaglia contro il fango si sposta ora sul piano della programmazione economica: la sfida è far sì che i milioni necessari alla ricostruzione non siano l’ennesimo cerotto su un territorio che continua a franare.

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