Impianti ai Prati, bocciata la richiesta di sequestro di Finori

I giudici della Corte d’Appello di L’Aquila confermano il rigetto: “Mancava l’accordo definitivo con la Gran Sasso Teramano”. A dicembre l’udienza di merito

TERAMO – Nuovo capitolo giudiziario nella complessa vicenda che vede contrapposte l’imprenditore marchigiano Marco Finori e la Gran Sasso Teramano Spa (Gst) per la gestione degli impianti di risalita di Prati di Tivo e Prato Selva. La Corte d’Appello di L’Aquila, con un’ordinanza depositata il 31 marzo 2026, ha rigettato il reclamo presentato da Finori, confermando il diniego al sequestro giudiziario del ramo d’azienda.

Il collegio presieduto dalla dottoressa Barbara Del Bono (relatrice Mariangela Fuina) ha ritenuto insussistente il cosiddetto fumus boni iuris, ovvero la fondatezza della pretesa della Finori Srl. Secondo i magistrati aquilani, non si è mai perfezionato un vero obbligo a contrarre in capo alla Gst.

Al centro della disputa c’è la bozza contrattuale dell’aprile 2022: per la Corte, le contestazioni mosse all’epoca dalla Finori Srl non erano “meri chiarimenti accessori“, ma toccavano punti essenziali del contratto, impedendo di fatto la formazione di un accordo definitivo o preliminare. I giudici hanno analizzato diversi aspetti tecnici e comportamentali delle parti. A cominciare dalla mancanza di accordo: la missiva della Finori del 19 aprile 2022, con cui si sollevavano dubbi su proprietà immobiliari, regolarità urbanistica e sulla richiesta di una polizza fideiussoria, è stata interpretata come una mancata adesione alle condizioni di vendita; la Corte ha chiarito poi che le delibere assembleari della Gst che parlavano di aggiudicazione alla Finori erano ‘atti interni’ e non costituivano di per sé un contratto vincolante verso l’esterno. Infine, viene sottolineato come la società reclamante non si fosse presentata dinanzi al notaio per la stipula del definitivo, preferendo la via del contenzioso.

La battaglia legale si sposta ora sul merito della causa, dove si dovrà decidere se la Gst debba o meno essere obbligata a cedere il ramo d’azienda. Per ora, però, le chiavi del comprensorio sciistico più importante del teramano restano lontano dalla società marchigiana.

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