Era il 14 aprile del 2016 quando l’assessore Di Giovangiacomo si dimetteva e dava il via alla crisi che un anno e mezzo dopo avrebbe portato alle elezioni dopo il commissariamento
TERAMO – Corsi e ricorsi storici, karma, andazzo della politica, fuoco amico, possiamo scomodare qualsiasi definizione o interpretazione per definire quello che stiamo vivendo in questi giorni nell’amministrazione comunale e per registrare che niente è cambiato nella politica locale, di qualsiasi fronte si parli. Lo scorrere del tempo cioè non ha apportato modifiche sostanziali all’atteggiamento della politica cittadina. Nessuno, sia di centrodestra che di centrosinistra, ha fatto tesoro del passato, nemmeno tanto remoto, di quali sconquassi abbia portato il rimescolare troppo e male le carte nelle squadre di governo e peggio ancora, la caduta di un’amministrazione e l’arrivo di un commissario.
Dieci anni, appena dieci anni fa, quello che sta vivendo Gianguido D’Alberto oggi, l’ha vissuto il suo precedessore Maurizio Brucchi. Anche in quel caso, fu il ‘fuoco amico’ e non una serrata e tenace opposizione, a dare il là ai primi scricchiolii in quella che sembrava una coriacea coalizione destinata a governare a lungo in questa città. Proprio il 14 aprile 2016, ieri di dieci anni fa, si apriva ufficialmente la crisi del secondo mandato di Brucchi, con le dimissioni dell’assessore Giorgio Di Giovangiacomo (Al Centro per Teramo), che innescarono una reazione a catena, con il rientro nella civica di Guido Campana uscito in polemica sull’atteggiamento del gruppo, e il passaggio all’opposizione assieme al capogruppo Angelo Puglia: il risultato di questo terremoto fu che Brucchi si ritrovò con 16 consiglieri esattamente come l’opposizione e fu costretto a un rimpastino di giunta che resse poco.
Significative furono allora le parole di accusa di Giorgio Di Giovangiacomo, elemento di punta dei cosiddetti ‘dalmati’ che facevano riferimento a Mauro Di Dalmazio (oggi in coalizione con D’Alberto): “Avevamo segnalato l’evidente stato di disagio, come pure la mancata coesione, nonchè l’inevitabile sfaldamento che si stava creando tra i gruppi della maggioranza, a seguito del perseguimento di logiche di nicchia e non di quell’interesse generale, che invece sempre dovrebbe ispirare l’azione politica – aveva dichiarato l’ex assessore -“.
Oggi siamo ancora alle solite: il sindaco è stato costretto ad annunciare l’azzeramento anche in questo caso per un problema di ‘logiche di nicchia’, solo che la coalizione è quella di centrosinistra, quella che un anno e mezzo dopo quelle prime dimissioni si affrettò a correre dal notaio, assieme ad altri della maggioranza, per far cadere Brucchi… e prendere nel 2018 le redini della città fino ai giorni nostri.
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