Liste d’attesa, il monitoraggio svela: il 65% rifiuta l’anticipo, esami non urgenti?

Incredibile esito del piano straordinario da 700mila euro messo in campo dalla Asl. Su oltre 3.500 utenti contattati, la maggioranza declina l’offerta. Tra le cause: il 55% è soddisfatto della data originale, il 12% ha già risolto privatamente

TERAMO – Un paradosso che accende i riflettori su uno dei problemi più complessi della sanità pubblica, l’appropriatezza delle prescrizioni: due terzi dei cittadini contattati hanno detto “no” all’anticipo della prestazione offerta dalla Asl. E’ quello che risulta dal primo monitoraggio – aggiornato al 13 aprile – avviato dall’azienda sanitaria teramana nell’ambito dell’ambizioso Programma operativo di recupero, avviato lo scorso 23 marzo e finanziato con 700.000 euro di risorse proprie, che ha l’obiettivo di anticipare le visite e gli esami diagnostici che superano i tempi massimi previsti dalla legge.

In meno di un mese, gli uffici competenti hanno effettuato una mole imponente di telefonate (4.530 chiamate) per riprogrammare esami critici come gastroscopie, colonscopie, tac, ecografie e visite specialistiche. Ecco il dettaglio dell’attività:

Chiamate andate a buon fine (risposte): 3.524 (77,8%)
Anticipazioni accettate: 1.238 (35,1%)
Anticipazioni rifiutate: 2.286 (64,9%)

Dati alla mano, emerge che su 10 cittadini con una prenotazione considerata ‘fuori termine’, ben 6 hanno preferito mantenere la data originale (più lontana) o rinunciare al cambio. Il dato si fa ancora più eclatante analizzando le singole prestazioni. La percentuale di rinuncia all’anticipo tocca picchi altissimi in ambiti dove l’attesa dovrebbe essere, in teoria, il nemico principale:

Gastroscopia: il 95% degli utenti ha rifiutato l’anticipo
Colonscopia: il 91% di rifiuti.
Visita dermatologica: 79% di rinunce.
Visita oculistica: 78% di rinunce.
Ecocolordoppler: 42% di rifiuti.

Per comprendere questo fenomeno, la ASL ha analizzato nel dettaglio le motivazioni fornite dagli utenti agli uffici recall. Il dato più rilevante riguarda la ‘non urgenza’ percepita: il 55% dei rinunciatari ha dichiarato che “la data assegnata dal CUP va bene“, segno che l’attesa originaria non era vissuta come un problema. Ecco il quadro completo delle motivazioni:

MOTIVAZIONE RINUNCE%
La data assegnata dal CUP va bene55%
L’utente non gradisce la struttura di erogazione20%
Prestazione già eseguita (altrove/privatamente)12%
Controllo programmato8%
Motivi personali3%
L’utente vuole disdire la prenotazione2%

Il dato delle prestazioni già eseguite (12%) e delle rinunce massive per esami invasivi (95% per le gastroscopie, 91% per le colonscopie) conferma il sospetto della Direzione Generale: molte prenotazioni che intasano i sistemi non rispondono a bisogni di salute immediati o “tempo-dipendenti”. Per il Direttore Generale della Asl, Maurizio Di Giosia, questi numeri sono la prova provata di un cortocircuito nel sistema delle prescrizioni. “La gran parte dei cittadini non ha accettato di anticipare l’appuntamento – sottolinea Di Giosia -. Ciò dimostra che molte richieste sono inappropriate in termini di classe di priorità e che i bisogni reali di salute sono inferiori alle prenotazioni che intasano i Cup. Se il tasso di rifiuto supera il 70% per certe prestazioni, significa che quelle prescrizioni non rispondono a esigenze urgenti o vitali“.

Nonostante il dato scoraggiante, la Asl di Teramo non intende fermarsi: l’azienda potenzierà ulteriormente l’offerta ambulatoriale per tutelare chi ha bisogni reali. Tuttavia, il caso Teramo verrà portato all’attenzione dei tavoli nazionali e regionali: “Rappresenteremo ufficialmente la necessità di riformare il governo della domanda – conclude il direttore Di Giosia -. Senza azioni per migliorare l’appropriatezza prescrittiva da parte dei medici e potenziare i percorsi terapeutici, ogni sforzo locale rischia di infrangersi contro un fenomeno deleterio sotto il profilo economico e sociale“.

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