Tiberii: “Un sindaco non può essere ostaggio di partiti e veti esterni”

La riflessione del consigliere di FdI sul Consiglio ‘solitario’: “In 17 anni mai vista una scena simile. D’Alberto deve ritrovare dignità e forza: meglio le dimissioni che cedere ai ricatti delle poltrone”

TERAMO – Un’immagine “surreale” che segna un punto di non ritorno nella storia politica recente del capoluogo. Il consigliere comunale di Fratelli d’italia, Pasquale Tiberii commenta la seduta di oggi, che ha visto il sindaco Gianguido D’Alberto affrontare l’aula senza la sua giunta, azzerata pochi giorni fa. Una scena che Tiberii definisce inedita in quasi quattro lustri di esperienza amministrativa e che, al di là delle contrapposizioni politiche, solleva un tema di dignità istituzionale.

In 17 anni di Consiglio non avevo mai assistito a un sindaco solo, senza esecutivo – dice Tiberii -. Mi è dispiaciuto sul piano umano per Gianguido D’Alberto e, soprattutto, per l’istituzione che rappresenta“. Secondo il consigliere, la deriva attuale mette in discussione l’autonomia del primo cittadino, che dovrebbe rispondere solo al mandato ricevuto dagli elettori e non agli equilibri interni della coalizione.

Un sindaco votato dai cittadini non può e non deve essere ostaggio dei partiti della sua maggioranza, né tantomeno di pressioni esterne – incalza Tiberii -. È lui a scegliere la squadra di giunta e deve poterne rispondere direttamente alla comunità, senza condizionamenti che ne limitino l’azione“.

Il consigliere di FdI, che ha preferito non intervenire durante il concitato ‘solo contro tutti’ in aula per lasciare spazio ai colleghi, lancia però un messaggio chiaro a D’Alberto attraverso una riflessione post-consiliare. Il rimpasto di qualche ‘pedina’, a suo avviso, non risolverebbe il problema di fondo se alla base restano logiche di spartizione o veti incrociati. “Al sindaco rimprovero una cosa: lui deve fare il sindaco e non può soggiacere a ricatti – spiega il consigliere -. Se la situazione è questa, cambiare qualche assessore è inutile. Dovrebbe avere il coraggio di dimettersi e dettare le proprie condizioni per un’eventuale ripresa“.

Secondo Tiberii, una mossa del genere paradossalmente blinderebbe D’Alberto: “Vedrebbe che nessuno lo manderebbe a casa, né i partiti né gli altri. In ogni caso, dimostrerebbe quella dignità e quella forza che un primo cittadino deve possedere per guidare una città capoluogo. Io la penso così“.

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