Il Rettore teramano di UniTe, Corsi, ce l’ha fatta: dopo 28 anni prima ‘picconata’ al rudere di Porta Melatina, cominciano i lavori per il primo lotto della Cittadella Cultura
TERAMO – “Ci voleva coraggio, entusiasmo e una squadra unita per affrontare difficoltà che duravano da quasi trent’anni“. Con queste parole il Rettore dell’Università degli Studi di Teramo, Christian Corsi, ha suggellato l’apertura ufficiale del cantiere per il recupero dell’ex Manicomio Sant’Antonio Abate. Un momento che non è esagerato definire storico: dopo 28 anni di rinvii, il cuore monumentale della città si appresta a trasformarsi nella futura Cittadella della Cultura. Il progetto, un investimento complessivo da 35 milioni di euro già interamente avallato, parte oggi con il primo lotto funzionale che ospiterà i dipartimenti di Scienze della Comunicazione e Scienze Politiche. Ma l’orizzonte di Corsi va ben oltre il taglio del nastro.
Corsi deciso: “Finirò tutto entro il mandato“
Il Rettore ha mostrato una determinazione ferrea non solo nell’avvio dei lavori, ma anche nella proiezione futura dell’opera. “Questo è solo il primo passo – ha spiegato Corsi —. Sono già al lavoro per reperire i finanziamenti necessari a completare la seconda parte. Il mio obiettivo è restituire alla città l’opera interamente conclusa prima della fine del mio mandato“. Una sfida contro il tempo e la burocrazia per un’infrastruttura che punta a cambiare i flussi e l’economia del centro storico.
Giurisprudenza e Tribunale insieme
La vera rivoluzione proposta da Corsi riguarda però la visione urbanistica e istituzionale. Con il trasloco dei due Dipartimenti verso l’ex Manicomio, si libereranno spazi importanti nel campus di Colleparco. Qui il Rettore lancia un’offerta formale alle istituzioni giudiziarie: “Le nostre porte sono aperte per ospitare il Tribunale a Colleparco. Immaginiamo una cittadella giuridica dove il Dipartimento di Giurisprudenza vive all’interno del Tribunale. Sarebbe un modello rivoluzionario e moderno, unico in Italia“. Non un’imposizione, tiene a precisare il Rettore, ma un progetto di sviluppo che l’Università, come principale istituzione culturale del territorio, offre alla città per ripensare la propria vocazione.
«Teramo 2050»: la parola ai giovani
Per Christian Corsi, un Rettore non può limitarsi all’ordinaria amministrazione con una visione “miope” legata alla scadenza del proprio incarico. La sfida è riposizionare UniTe e la città nei prossimi vent’anni. Per farlo, il Rettore ha annunciato l’istituzione di un tavolo permanente che coinvolgerà non solo gli universitari, ma le studentesse e gli studenti di tutte le scuole cittadine. Con l’apertura del cantiere all’ex Sant’Antonio Abate, l’Università di Teramo si candida ufficialmente a motore di una rigenerazione urbana che unisce il recupero della memoria storica alla più audace sperimentazione del futuro. “Dobbiamo decidere oggi che città vogliamo nel 2040 o nel 2050 – ha concluso Corsi -. Il futuro di Teramo devono sceglierlo i giovani. Le istituzioni hanno il dovere di mettersi a disposizione per realizzare ciò che i ragazzi desiderano. Lavoriamo per il 2035, non per domani“.






