Venerdì 24 aprile l’incontro in piazza Sant’Anna con protagonisti, storici e artisti. Un viaggio tra le mura che per oltre un secolo hanno segnato la storia della psichiatria cittadina
TERAMO – A distanza di tre anni dalla prima celebrazione del venticinquennale della chiusura e proprio all’indomani della prima ‘picconata’ di un cantiere che apre la stagione della riqualificazione, la città di Teramo si ferma nuovamente per riflettere su una delle sue istituzioni più complesse e iconiche. Venerdì prossimo, 24 aprile, alle ore 11 Piazza Sant’Anna ospiterà la 4ª Giornata della Memoria del Manicomio Sant’Antonio Abate.
L’evento, organizzato da Claudio Appicciafuoco in collaborazione con le associazioni Teramo Nostra, Ca.Fè. e Il Raggio (con il patrocinio del Comune di Teramo) punta a mantenere vivo il dibattito su un luogo che per 117 anni è stato il fulcro della psichiatria abruzzese e nazionale. L’incontro si preannuncia come un incrocio di memorie storiche e vissuti personali. Tra gli interventi più attesi quello di Francesco Saverio Moschetta, l’ultimo Direttore del Dipartimento di Salute Mentale della Asl di Teramo, colui che materialmente firmò la chiusura definitiva della struttura. Accanto a lui, la storica Annacarla Valeriano, autrice del progetto ‘Voci dal manicomio’ e di saggi fondamentali come Ammalò di testa e Malacarne, che ha dedicato anni al recupero delle cartelle cliniche e delle storie umane sepolte tra quelle mura.
Contribuiranno al dibattito anche lo stesso Claudio Appicciafuoco, ex dipendente dell’ospedale psichiatrico, il presidente di Teramo Nostra Piero Chiarini e il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto. La memoria non sarà solo affidata alla cronaca e ai dati tecnici. La coordinatrice del Ca.Fè., Chiara Ciminà, presenterà un programma arricchito da momenti performativi pensati per toccare le corde emotive della cittadinanza.
Si alterneranno sul palco l’attrice Mariangela Celi con letture drammatizzate, la poetessa Margherita Adduci e la cantante Ilenia Appicciafuoco. L’Ospedale Psichiatrico Sant’Antonio Abate è stato per Teramo molto più di una clinica: un ‘borgo nel borgo’, un luogo di sofferenza ma anche di grande fermento scientifico. La sua chiusura ufficiale risale al 31 marzo 1998, in scia alla rivoluzione della Legge Basaglia. Questa giornata della memoria serve a ricordare che, sebbene quelle porte siano chiuse da quasi tre decenni, le storie delle migliaia di persone che vi sono transitate restano parte integrante del patrimonio culturale e sociale della città, specialmente oggi che il complesso è al centro di importanti progetti di riqualificazione urbana.
