L’allarme di Autismo Abruzzo: negato l’accesso alla misura regionale a un giovane con disabilità al 100%. L’associazione: “Violazione gravissima dei diritti, intervenga l’Assessore”
TERAMO – Un caso destinato a sollevare un polverone politico e sociale scuote il sistema del welfare abruzzese. Un ragazzo autistico, con una disabilità certificata al 100%, si è visto negare l’accesso ai fondi regionali della misura ‘Vita Indipendente’. A scatenare la reazione sdegnata dell’associazione Autismo Abruzzo è la motivazione ufficiale del diniego, definita “lapidaria quanto allarmante“: il giovane sarebbe stato infatti “escluso per patologia“.
Secondo l’associazione, tale dicitura non solo è priva di basi giuridiche, ma rappresenta un salto all’indietro di decenni nel riconoscimento dei diritti civili, tradendo lo spirito di una norma nata proprio per abbattere le barriere dell’esclusione. La misura ‘Vita Indipendente’ è uno strumento fondamentale per finanziare progetti di autonomia personalizzati. Negli ultimi anni, la Regione Abruzzo aveva peraltro potenziato i fondi e ampliato le attività finanziabili, includendo la collaborazione con cooperative e associazioni per garantire risposte flessibili.
“Escludere una persona sulla base della diagnosi significa ignorare l’evoluzione normativa e culturale in materia di disabilità – denunciano i rappresentanti di Autismo Abruzzo nella nota. Il dito è puntato contro l’operato dell’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM) del distretto sanitario competente: “La valutazione appare sommaria e fondata su un presupposto discriminatorio. È inaccettabile che nel 2026 si possa essere esclusi da un finanziamento pubblico a causa della propria condizione“.
L’associazione chiede ora un intervento immediato e risolutivo ai vertici della Regione. L’obiettivo non è solo riparare al singolo torto, ma evitare che si crei un precedente pericoloso che trasformi una misura di libertà in uno strumento selettivo.
Nello specifico, Autismo Abruzzo ha chiesto all’assessore competente di rivalutare immediatamente la posizione del ragazzo escluso, verificare la correttezza dell’operato della commissione UVM coinvolta e di adottare linee guida chiare e vincolanti affinché la diagnosi non diventi mai più un motivo di esclusione automatica. Il caso solleva interrogativi profondi sulla capacità della burocrazia sanitaria di recepire le riforme nazionali sulla disabilità, che mettono al centro la persona e non la malattia. “La ‘Vita Indipendente’ deve restare ciò che è: uno strumento di libertà, dignità e autodeterminazione per tutte le persone con disabilità – conclude la nota di Autismo Abruzzo -“. Il rischio, se la decisione non verrà revocata, è quello di innescare una serie di ricorsi legali e di incrinare il rapporto di fiducia tra le famiglie e le istituzioni regionali in un ambito delicatissimo come quello della salute mentale e dell’autismo.
