Il designatore indagato per frode sportiva dalla Procura di Milano. Al centro dell’inchiesta anche la gestione della sala di Lissone in Udinese-Parma, dove operava il fischietto della sezione di Teramo
TERAMO – Il mondo del calcio italiano è scosso da un nuovo terremoto giudiziario che tocca i vertici dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA) e che, nel caso specifico oggetto di indagine, lambisce anche l’eccellenza dei fischietti teramani. Il designatore della Can A e B, Gianluca Rocchi, è ufficialmente indagato dalla Procura di Milano con l’accusa di concorso in frode sportiva.
L’inchiesta, condotta dal pm Maurizio Ascione, nasce dalle rivelazioni dell’ex assistente Domenico Rocca e punta i riflettori su presunte pressioni e anomalie nella gestione del protocollo VAR presso il centro di Lissone. In questo scenario, emerge con forza un episodio che riguarda da vicino Daniele Paterna, arbitro teramano, che dirigeva la sala VAR durante la sfida Udinese-Parma del marzo 2025.
Secondo la denuncia di Rocca, durante quella gara si sarebbe verificata un’interferenza irregolare. Al VAR sedeva Daniele Paterna, coadiuvato dall’Avar Sozza. Il designatore Rocchi, presente a Lissone come supervisore, si sarebbe alzato rapidamente dalla sua postazione per “bussare più volte sul vetro della stanza di Paterna e Sozza“, sollecitando la loro attenzione su un episodio da calcio di rigore che i due arbitri al monitor si erano inizialmente “persi“.
Se da un lato l’intervento portò alla corretta assegnazione del penalty tramite on-field review, l’accusa ipotizza che tale “sollecitazione” fisica e verbale da parte del supervisore esuli dalle procedure previste, configurando un’ingerenza indebita che mina l’autonomia della coppia VAR. Nonostante il pesante capo d’imputazione, ambienti vicini a Gianluca Rocchi confermano che il designatore è “sereno e pronto a tutelare il proprio operato” nell’interrogatorio di garanzia fissato per il prossimo 30 aprile.
Sulla vicenda è intervenuto con durezza il Ministro per lo Sport, Andrea Abodi, che attraverso i social ha chiesto massima chiarezza: “L’aspetto più grave è il modo in cui la denuncia sia stata gestita all’interno del sistema calcistico. Mi aspetto di ricevere formalmente dal Coni informazioni in merito. Se accertate responsabilità, non potranno non esserci conseguenze“.
Per la sezione AIA di Teramo, la citazione di Daniele Paterna negli atti dell’inchiesta non dovrebbe rappresentare un elemento di apprensione, in quanto il direttore di gara teramano intanto non risulta allo stato attuale tra gli indagati, ma poi perchè è colui che riceve la ‘bussata’ sul vetro da parte di Rocchi. La vicenda riapre il dibattito sulla trasparenza dei processi decisionali a Lissone e sulla reale autonomia degli arbitri al monitor rispetto ai vertici dell’AIA. In attesa dell’interrogatorio di Rocchi, l’intera classe arbitrale attende di capire se quel vetro bussato sia stato un eccesso di zelo o il segnale di un sistema di influenze ben più profondo.
