VIDEO / Il 25 Aprile: “Non esportatori, ma portatori di democrazia”

Celebrazioni per l’81° anniversario della Liberazione alla Madonna delle Grazie, in piazza Orsini, ai Tigli e alla Villa Comunale. Il messaggio del sindaco D’Alberto: “Antifascismo principio universale contro guerre e disuguaglianze. Il diritto internazionale torni a prevalere sulla forza”

TERAMO – In un momento storico segnato dai conflitti che insanguinano il mondo, dall’Ucraina a Gaza, dal Libano al Sudan, il 25 Aprile a Teramo torna a essere non solo una ricorrenza solenne, ma un atto di responsabilità civile. Le celebrazioni per l’81° anniversario della Liberazione si sono aperte con un richiamo forte all’attualità: la democrazia e i diritti non sono conquiste acquisite una volta per tutte, ma valori da difendere ogni giorno contro l’indifferenza e il ritorno della violenza.

Il 25 aprile non parla al passato, parla al nostro presente e al nostro futuro“, è stato il fulcro del messaggio del sindaco Gianguido D’Alberto, che ha tracciato un filo rosso tra la fine del nazifascismo e la nascita della Repubblica, di cui ricorreranno gli 80 anni proprio in questo 2026. Di fronte alle provocazioni neofasciste e ai tentativi di equiparare chi lottò per la libertà a chi difese la dittatura, il primo cittadino è stato netto: non è possibile mettere sullo stesso piano chi sacrificò la vita per i diritti e chi scelse il disprezzo della dignità umana.

L’antifascismo non è un tema del passato, ma un principio universale che si traduce nel rifiuto di ogni razzismo e discriminazione“, è stato ribadito durante la cerimonia davanti al monumento ai caduti, ai Tigli. Citando Alcide De Gasperi, è stato richiamato il concetto di “resistenza civile“: oggi resistere significa combattere l’egoismo brutale e praticare i valori costituzionali nella quotidianità. A margine delle celebrazioni, il sindaco D’Alberto ha rincarato la dose sulla situazione geopolitica mondiale, denunciando il ribaltamento dei valori su cui è stata fondata l’ONU.

Stiamo vivendo un momento nel quale l’uso della forza prevale sul diritto internazionale – ha dichiarato il primo cittadino – ma il diritto non può valere ‘fino a un certo punto’, come qualcuno ha sostenuto in questi mesi. Dobbiamo essere portatori di democrazia, non esportatori. Una differenza essenziale che è alla base della nostra Costituzione e delle istituzioni europee“. Il discorso si è poi spostato sulle “ferite” interne della Repubblica: povertà, precariato, l’indebolimento della sanità pubblica e il restringimento del diritto d’asilo. Celebrare la Liberazione oggi significa riconoscere che la Costituzione non è ancora pienamente attuata.

Essere partigiani oggi significa esercitare con consapevolezza il dovere di cittadinanza e combattere l’indifferenza“, è stato l’appello finale rivolto ai cittadini. La Resistenza, dunque, non si è chiusa nel 1945, ma prosegue nel campo civile per garantire quell’uguaglianza sostanziale sancita dall’articolo 3 della Carta. In chiusura, D’Alberto ha voluto sottolineare una distinzione semantica fondamentale: “Dobbiamo ricordare che oggi è la festa della Liberazione, non semplicemente della libertà. La Liberazione è molto di più: è il presupposto della libertà stessa. È liberazione dal bisogno, dalle barriere, dai confini e dall’idea della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie. È la porta essenziale per il diritto alla felicità“.

Ascolta il sindaco D’Alberto

Leave a Comment