Il bilancio dell’altra’ Liberazione, quella vissuta sabato con corteo e iniziative della Casa del Popolo
TERAMO – Sabato scorso le strade di Teramo hanno ospitato anche una giornata vibrante di “festa e rabbia”, come la definisce Casa del Popolo. Per i movimenti e le realtà di base del territorio, il 25 aprile si è confermato una linea di demarcazione netta: non una ricorrenza da calendario, ma un posizionamento politico deciso “contro i vecchi e i nuovi fascismi“.
La giornata è iniziata nel segno del ricordo a Cartecchio, con l’omaggio ai partigiani e ai compagni Mauro, Valerio e Marta. Un momento di raccoglimento che ha poi ceduto il passo a un pranzo conviviale, dove la politica ha incontrato la socialità. La partecipazione è stata arricchita dai laboratori per i più piccoli curati da ‘Alberi e Libertà’ e dalle atmosfere musicali dei ‘Residuə’, del laboratorio ‘Cantami di Te’ di Roberta Verde e dai set finali di Mr Cianghetta e Marianna Dama.
Il cuore politico della manifestazione ha battuto all’unisono con le vicende internazionali. Gli attivisti hanno rivendicato un antifascismo che non fa sconti, schierandosi apertamente al fianco della Palestina. Il riferimento ai fatti di Milano, dove la brigata ebraica è stata duramente contestata, è servito a ribadire un concetto espresso con chiarezza dagli organizzatori: “Celebrare in maniera netta questa giornata significa posizionarsi nel grande schieramento in cui la storia ci chiama a fare una scelta“.
Il corteo che ha attraversato Teramo, definito dagli stessi partecipanti come “rumoroso e chiassoso“, ha voluto dare una risposta ai recenti fatti di cronaca nazionale. L’episodio di Roma, dove sono stati esplosi colpi di aria compressa contro i manifestanti dell’ANPI, è stato citato come simbolo di un clima di divisione profonda che attraversa il Paese. Secondo i movimenti teramani, ci troviamo di fronte a una fase storica segnata da “venti di guerra e riarmo“ che spingono lo Stato a una stretta repressiva sul fronte interno. La denuncia è rivolta direttamente ai nuovi pacchetti sicurezza e ai tentativi di neutralizzare il dissenso: “La ricetta è sempre la stessa: strategia della tensione e repressione. Ma questa storia la conosciamo bene. Non ci faremo intimidire né dai bavagli, né dai tentativi di stringere le catene per zittirci“.


