La Procura di Bari sollecita condanne pesanti per gli ex vertici sul falso in bilancio. Intanto arriva un’assoluzione per il dg De Bustis e due funzionarie per il filone legato alle presunte truffe sui titoli illiquidi
TERAMO – Una giornata spartiacque per le sorti giudiziarie della ex Banca Popolare di Bari (oggi Banca del Mezzogiorno). Il processo sul crac che nel 2019 portò al commissariamento dello storico istituto pugliese è entrato nella sua fase più calda con le pesanti richieste di condanna formulate dalla Procura, mentre parallelamente si delinea un quadro complesso tra assoluzioni e nuovi focolai legali.
Il procuratore della Repubblica Roberto Rossi, insieme ai pm Toscani, Di Vittorio e Perrone Capano, ha chiesto la condanna a 9 anni e 6 mesi per Marco Jacobini, ex presidente del Cda e “amministratore di fatto“, e a 8 anni e 3 mesi per il figlio Gianluca, ex direttore generale di fatto. Le accuse sono pesantissime: falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza.
Secondo l’accusa, i vertici avrebbero truccato i conti per nascondere il reale stato di salute dell’istituto. I numeri citati in aula descrivono un disastro sociale: un miliardo e 144 milioni di euro di danno complessivo, 70.000 azionisti coinvolti nel tracollo, una situazione finanziaria critica che, secondo il procuratore Rossi, è stata “ripagata dagli azionisti e dall’Erario“. Momento di forte commozione in aula quando è stata letta la mail di una risparmiatrice, figlia di un agricoltore, che implorava la restituzione di “anche solo 1.000 euro” dopo aver visto sfumare l’intera eredità familiare di 20mila euro.
Nonostante il pugno duro della Procura sul filone principale, il Tribunale di Bari ha pronunciato nelle stesse ore una sentenza di segno opposto per una vicenda collegata. Marco Jacobini, l’ex DG Vincenzo De Bustis Figarola e due funzionarie sono stati assolti “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di truffa aggravata. Il caso riguardava una cliente di 84 anni che aveva investito 130mila euro in prodotti finanziari ad alto rischio e illiquidi. Sebbene l’accusa sostenesse l’indebito profitto della banca a danno della donna, i giudici hanno scagionato gli imputati. Si tratta solo di uno degli oltre cento procedimenti simili che vedono contrapposti i risparmiatori e la vecchia gestione dell’istituto.
Il processo sul falso in bilancio riprenderà il 19 maggio. Sarà una data cruciale in cui prenderanno la parola i difensori dei centinaia di azionisti e correntisti costituitisi parte civile. Successivamente toccherà alle arringhe dei difensori degli Jacobini (gli avvocati Loizzi, Sisto e Mormando) tentare di smontare l’impianto accusatorio che punta alla reclusione dei loro assistiti.
