Amadio Caforni, 47 anni, viveva con il cagnolino al ‘Palazzo Rizziero’. Era nudo sul corridoio: per il medico legale decesso per cause naturali. Invalido, aveva da poco acquistato un orto e una roulotte, per coltivare la terra
TERAMO – La morte di Amadio Caforni, l’invalido 47enne (li avrebbe compiuti il 12 luglio) trovato senza vita all’interno della sua abitazione nel ‘Palazzo Rizziero’ alla Cona, ha scosso profondamente la comunità teramana. Dopo i rilievi della Polizia scientifica, nell’appartamento al secondo piano dove il suo corpo era riverso sul pavimento del lungo corridoio, completamente nudo e con alcuni graffi sulla schiena, il pm Elisabetta Labanti, all’esito dell’ispezione esterna eseguita dal medico legale Davide Girolami, ha concesso il nulla osta per la sepoltura, trattandosi di una morte naturale per arresto cardiocircolatorio.
Ma dietro il freddo resoconto della cronaca di un decesso in solitudine – i genitori sono venuti a mancare anni fa e c’è una sorella con cui da tempo non aveva rapporti -, emerge oggi il profilo umano di una persona complessa e straordinariamente mite, tratteggiato dalle parole commosse della sua curatrice speciale, l’avvocato Antonella D’Angelo Gallo.
“Amadio era il gigante buono“, racconta la legale, che nel tempo era diventata per lui molto più di un supporto istituzionale, trasformandosi in un vero e proprio punto di riferimento affettivo: “Un uomo alto due metri che poteva incutere timore a chi non lo conosceva, ma chi aveva il privilegio di entrare nella sua anima scopriva un cuore immenso e una bontà rara“. La vita di Amadio non è stata facile. È stata una parabola segnata dal dolore, dal passaggio in diverse case famiglia e, soprattutto, dall’abbandono. “I suoi familiari lo avevano lasciato a se stesso, abbandonato alla sua sorte qualunque essa fosse stata“, prosegue l’avvocato D’Angelo Gallo.
Eppure, nonostante le ferite profonde e un passato di solitudine, Amadio non si era arreso e stava faticosamente riprendendo in mano le redini della propria esistenza. Negli ultimi tempi, infatti, l’uomo aveva ritrovato una nuova progettualità, fatta di sogni semplici ma concreti. Aveva acquistato un piccolo terreno in contrada Mezzanotte perché il suo desiderio era quello di coltivare un orto. Per spostarsi, non potendo conseguire la patente, aveva comprato una bicicletta elettrica, mezzo che rappresentava la sua autonomia (e che qualcuno nel quartiere, appena acquistata, gliel’aveva anche sabotata).
“Aveva persino preso una roulotte che aveva già posizionato sul suo pezzo di terra -, ricorda con amarezza la curatrice -. Voleva stare in mezzo alla natura, passare lì il suo tempo. Mi diceva che sarei stata la sua prima cliente per i prodotti del suo orto“. Anche i vicini di casa e i condomini lo ricordano oggi con affetto, confermando l’immagine di una persona silenziosa, educata e desiderosa di darsi da fare. Amadio Caforni se n’è andato proprio mentre il suo ‘nuovo inizio’ stava germogliando. Resta il ricordo di un uomo che, nonostante il vuoto lasciato da chi avrebbe dovuto amarlo, aveva scelto di rispondere alla vita con la gentilezza di un gigante.
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