La semifinale playoff di basket in DR1: sull’entusiasmante vittoria dei farnesi con la capolista Lanciano (85-53!) piovono articoli che raccontano di grida ‘negro di m…’ a un giocatore di colore. Ma nessuno che c’era ha visto e sentito, solo chi ha scritto
TERAMO – Domenica sono tornato a vedere una partita di basket, dopo qualche anno e tante ore trascorse a bordo campo scrivendo, in passato, di palla a spicchi. E l’ho a Campli dove c’erano una partita di cartello, pur se in un campionato di secondo piano, la Prima Divisione Regionale, e tanti amici di vecchia data, con cui abbiamo tirato forte la passione per lo sport e squadre di opposta fazione.
Sono rimasto basito, lo confesso, nel leggere oggi pomeriggio il lancio di un’agenzia di stampa che di quella partita riportava un episodio che credo nemmeno i giocatori della stessa squadra ospite, l’Azzurra Lanciano (formazione che arrivava a Campli da capolista indiscussa e imbattuta da 26 partite), si siano accorti: il giocatore sedicenne Brice Pounouko sarebbe stato vittima di insulti razzisti da parte della tifoseria camplese. La notizia è stata riportata – secondo quanto cita l’agenzia – come ‘esclusiva’ da un sito web, lancianese Abruzzolive.tv. Il giocatore sarebbe stato mortificato dagli insulti, al punto tale che dapprima non ha voluto più stare in campo e poi sarebbe scoppiato in lacrime nello spogliatoio.
Prendo atto. Però mi sono chiesto: ma che ho fatto, alla mia età ho lo smalto di quando fiutavo la notizia a chilometri di distanza. Non mi sono accorto di una mazza? Cioè: quando gli arbitri, nell’unico momento di ‘tensione’ (per modo di dire in una serata correttissima su entrambi i fronti, visto che c’erano anche i tifosi di Lanciano) della partita, hanno chiesto al coach di casa Giovanni Di Carlo di invitare la dozzina di più giovani supporter a non sporgersi dalla balaustra verso il campo e di controllare la loro esuberanza, si trattava di altro, di ‘richiamarli’ invece a smettere di gridare ‘negro di m…’ a un loro coetaneo? E poi lo stesso allenatore, avvicinandosi al suo collega sull’altra panchina, con tono amichevole e scambiandosi il ‘cinque’, avrebbe parlato con lui di un evento così grave senza che nessuno dei due si sia preoccupato di sottolineare la gravità del gesto e anche in maniera clamorosa?
E gli arbitri poi? Di fronte a un insulto razziale così grave, anche perchè indirizzato a un giovanissimo, non hanno adottato provvedimenti, minacciato di sospendere la gara, chiedere un appello al microfono per diffidare il pubblico e poi, soprattutto, calcare la mano nel loro referto a fine gara? E i compagni del ragazzo? hanno proseguito a giocare, alcuni di loro hanno visto la partita seduti a fianco a Brice – mi permetto di chiamarlo per nome – a terra, come se non fosse successo nulla? E tutti insieme, a fine partita, si sono tranquillamente salutati e applauditi a vicenda a centrocampo, come se nulla fosse accaduto?
Non ci ho proprio capito una mazza allora. Ho visto un’altra partita. Ma forse con me anche tutti gli altri sugli spalti del PalaBorgognoni, sindaco Agostinelli compreso, che era poco dietro di me, che altrimenti si sarebbe indignato, e non poco, conoscendolo. Però delle due l’una. Farà bene la società farnese a querelare chiunque si sia permesso di organizzare questa ‘boutade’ (compresi i copiaincollisti – quelli originali – che pur trattando di un’agenzia di stampa non abbiamo verificato di cosa si stesse parlando). Ne va della dignità stessa di chi ha inventato la storiella, del diritto a non essere offesi di chi scende in campo, sia esso di qualsiasi nazionalità e colore, di chi vuol continuare a divertirsi a seguire lo sport e trascorrere una serata come quella di domenica, piacevole, divertente e interpretata ad altissimo livello da due squadre di ragazzi talentuosi e forti, nonostante fossimo nelle ‘minors’.
Per la cronaca, abbiamo invece visto – questo sì – la capolista che vinceva da 26 partite consecutive accusare un ritardo crescente dalla Nova: al 16′ stava -15, al 22′ stava -25 e per lunghi tratti a -35. Il Campli ha vinto 85-53.
