Scomparso a 84 anni lo storico fondatore del colosso Deco. Dai primi passi come operaio fino ai successi internazionali e alle assoluzioni giudiziarie. Il deputato D’Alfonso: “Un gigante della bontà fattiva, merita la memoria consapevole di tutta la regione”
PESCARA – Con la scomparsa di Rodolfo Di Zio, avvenuta oggi all’età di 84 anni, l’Abruzzo perde uno dei suoi capitani d’industria più lungimiranti e influenti degli ultimi cinquant’anni. Fondatore e storico pilastro, insieme al fratello Ettore Ferdinando, della Deco SpA, Di Zio ha saputo trasformare radicalmente il settore della gestione ambientale nel Centro-Sud Italia, traghettandolo dall’era delle discariche a quella dell’economia circolare e delle energie rinnovabili da biogas. Un impero industriale la cui solidità è stata consacrata nel gennaio 2023 con la cessione totalitaria al colosso capitolino Acea per un’operazione da 68 milioni di euro.
La sua è stata una vita densa, segnata da grandi successi ma anche da tempeste giudiziarie (come la nota inchiesta ‘Rifiutopoli‘ del 2010) dalle quali è uscito sempre a testa alta, collezionando esclusivamente assoluzioni piene con formula ampia, che hanno ristabilito la totale correttezza del suo operato.
A tratteggiare la figura dell’uomo, prima ancora che del manager, è stato il deputato abruzzese del Partito Democratico ed ex governatore regionale Luciano D’Alfonso. In un commosso e intimo messaggio di cordoglio, postato nel pomeriggio di oggi sui social. D’Alfonso ha voluto ricordare le origini umili e la straordinaria ascesa di quello che ha definito “un figlio del popolo e delle terre minori”: “Rodolfo è stato operaio, poi ha conosciuto la bravura estrema di chi realizzando ha imparato tutto delle organizzazioni – ha scritto D’Alfonso -. Ha fatto accadere tutto ciò che gli interessava del lavoro umano. I suoi dipendenti lo amavano, e le sue risorse hanno facilitato la vita anche di molte associazioni culturali e della solidarietà”.
Il futuro della Deco e della sua eredità imprenditoriale resta saldamente nelle mani della figlia Valentina, cresciuta al suo fianco: “Valentina – scrive ancora D’Alfonso – darà nuova linfa alla tua opera grazie alla sua dedizione, alla tua educazione e a tutto ciò che ha potuto vedere restando accanto alla tua fertilissima sensibilità personale. Buon riposo Rodolfo, meriti memoria collettiva e consapevole”.
