Riforma dell’acqua, Gatti attacca D’Alberto: “Basta capriole politiche”

Il consigliere regionale replica al sindaco di Teramo sulla riorganizzazione del servizio idrico: “Due gestori sono meglio di uno. Lavoriamo a un asse con L’Aquila, tutelando un’azienda che oggi è un’eccellenza”

TERAMO – Il dibattito sulla riforma del Sistema Idrico Integrato in Abruzzo si accende e si trasforma in uno scontro politico frontale tra la Regione e il Comune di Teramo. A pochi giorni dal voto decisivo nell’Emiciclo, previsto per martedì 26 maggio, anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Paolo Gatti, interviene per replicare alle accuse lanciate dal sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, e per fare chiarezza sulla reale direzione del progetto di legge.

Sulla riforma del ciclo idrico stiamo lavorando da mesi in Consiglio Regionale con la massima responsabilità – esordisce Gatti – consapevoli che si tratta di scelte fondamentali per i servizi dell’intera comunità. Proprio per questo, la questione va sottratta immediatamente alla strumentalizzazione politica e ai toni da campagna elettorale“.

Il consigliere e presidente della V Commissione regionale di Fratelli d’Italia respinge fermamente le accuse di una svendita del servizio o di una penalizzazione della provincia teramana, definendo “speciose” le polemiche sollevate dal primo cittadino. “Agitare il fantasma dell’arrivo dei privati significa scherzare con la realtà: i privati arriverebbero semmai se continuassimo a cincischiare e a non approvare la legge. Fa un po’ sorridere, inoltre, che a paventare il rischio privatizzazioni sia proprio il sindaco di Teramo, ovvero colui che ha privatizzato larga parte del servizio degli asili nido comunali, storicamente un fiore all’occhiello della città“.

Entrando nel merito del testo che approderà in aula il 26 maggio, Gatti scopre le carte della maggioranza regionale e rilancia la strategia dei due macro-gestori, contrapposta all’ipotesi dell’ambito unico regionale. Una soluzione che, secondo l’esponente di FdI, permetterebbe di salvaguardare le specificità territoriali e la virtuosità delle aziende locali.

Ho votato emendamenti in commissione e altri ne ho presentati per l’aula perché sono decisamente convinto che avere due gestori in Abruzzo sia meglio che averne uno solo. Con la nascita di un sub-ambito e un’ipotesi di consorzio tra Teramo e L’Aquila avremmo tutto il tempo di costruire il nuovo assetto con cura e attenzione, dal momento che l’affidamento di Gran Sasso Acque scadrà solamente nel 2031“. Gatti difende poi il ruolo dell’Ente Regionale (Ersi), chiamato a redigere lo studio di fattibilità: “È chiaro che l’analisi tecnica preventiva debba essere fatta dall’Ersi. Chi altro dovrebbe farla, Topolino o Minnie?“.

Il punto più caldo della replica riguarda però la gestione della Ruzzo Reti, la società acquedottistica teramana al centro della contesa. Gatti rivendica i meriti storici del centrodestra nel salvataggio della governance e attacca l’incoerenza dei critici dell’ultima ora: “Sostengo con convinzione da oltre dieci anni le governance del Ruzzo, che prima hanno salvato l’azienda dal baratro finanziario, poi l’hanno normalizzata e infine l’hanno condotta a essere forse la migliore azienda idrica d’Abruzzo. Non accetto lezioni da chi queste governance le ha combattute e osteggiate in ogni modo nel corso degli anni, salvo poi scoprire oggi, con un ritardo clamoroso e senza un briciolo di umiltà, che quel lavoro ha rappresentato la svolta decisiva per un servizio che rischiava il collasso“.

Le capriole vanno bene anche in politica, purché portino a fare il bene della collettività – conclude Paolo Gatti – ma gli errori del passato vanno spiegati. Martedì in aula proseguiremo il nostro lavoro rispettando i bisogni degli abruzzesi, ma anche il percorso virtuoso della Ruzzo Reti, dei sindaci e dell’intera comunità teramana, che merita serietà e non slogan propagandistici“.

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