Il sindaco D’Alberto annuncia la mobilitazione contro l’asse Pescara-L’Aquila: “Una delega in bianco”. Il consigliere di maggioranza Malavolta quantifica i danni: “Stangata da 10 milioni l’anno per la provincia, a rischio il valore della Ruzzo Reti”
TERAMO – Un fronte comune e trasversale per bloccare una riforma del sistema idrico integrato regionale che rischia di tradursi in una vera e propria ‘stangata’ per i cittadini della provincia di Teramo. In vista del voto decisivo in Consiglio Regionale, previsto per martedì 26 maggio, dalla maggioranza di governo cittadina arriva un duro atto d’accusa contro il testo licenziato dalle commissioni. Sia il sindaco Gianguido D’Alberto sia il consigliere comunale di Insieme Possiamo, Luca Malavolta, denunciano il rischio concreto che il Teramano, storicamente territorio virtuoso nella gestione delle risorse idriche, finisca per subire un drastico aumento dei costi e un parallelo peggioramento del servizio.
Il primo cittadino non usa giri di parole e definisce il testo approvato dalle commissioni come “l’ennesimo schiaffo al territorio teramano”. La riforma, secondo D’Alberto, si configura come una delega in bianco alla Giunta regionale e all’ERSI (Ente regionale servizio idrico), penalizzando la rappresentanza dei piccoli comuni. Nel mirino c’è anche la modifica sui sub-ambiti: se prima la convocazione dell’assemblea spettava al presidente della Provincia più popolosa, l’ultimo emendamento assegna la presidenza al sindaco del Comune demograficamente più grande, blindando di fatto la cabina di regia sull’asse L’Aquila-Pescara: “La gestione unitaria regionale non è di per sé legata a un miglioramento del servizio o a risparmi – sottolinea il sindaco, citando il fallimentare precedente della Sardegna -. Nessun accorpamento è neutro: nel breve e medio periodo assisteremo solo a una redistribuzione dei costi territoriali a danno dei teramani. La nostra non è una battaglia di campanile, ma una lotta contro logiche di potere che bloccano la competitività della Regione. Invito tutte le forze politiche, senza distinzione di partito, a combattere insieme a difesa della nostra provincia“.
A tracciare un bilancio economico estremamente dettagliato e preoccupante dello scenario post-riforma è il consigliere Luca Malavolta. L’ipotesi di passare a un sistema a massimo due gestori regionali comporterebbe un’armonizzazione tariffaria iniqua, che si tradurrebbe in un sussidio forzoso verso le province meno virtuose. Secondo le proiezioni diffuse da Malavolta, l’impatto economico sarà pesantissimo: i cittadini teramani subiranno un aggravio compreso tra il 10% e il 20% sulle bollette dell’acqua, la stangata oscillerà tra i 5 e i 10 milioni di euro all’anno per l’intera provincia (da 1 a 2 milioni di euro annui solo per il Comune di Teramo), la quota di partecipazione del Comune di Teramo all’interno di Ruzzo Reti – del valore di 14 milioni di euro – subirebbe un forte abbattimento in termini di valore economico reale una volta confluita nel nuovo maxi-soggetto.
Il paradosso strutturale risiede nella fusione delle reti. Teramo, che vanta un sistema con perdite idriche ridotte (in alcuni casi pari alla metà rispetto ad altre zone d’Abruzzo), vedrà le proprie risorse drenate per finanziare la manutenzione di infrastrutture decisamente più vetuste situate altrove. “Sarebbe una dolorosa ferita economica e una severa lezione per il futuro – attacca Malavolta – un esplicito invito a tralasciare l’efficienza a favore di logiche diverse. Questo è inaccettabile e non sarà tollerato”.
La controproposta in quattro tappe per tutelare la provincia di Teramo è la seguente: valutare la fusione regionale solo dopo che le province meno efficienti avranno raggiunto gli standard teramani, evitando di penalizzare gli utenti virtuosi, mantenere temporaneamente gli attuali gestori provinciali per salvaguardare i bilanci locali, pubblicare subito la relazione tecnica ERSI per verificare la conformità alle norme europee e avviare un percorso di almeno 10 anni per uniformare la qualità del servizio e delle reti in tutto l’Abruzzo.
