Opposizione, fronte comune: “La maggioranza è allo sfacelo, il sindaco è ostaggio”

La minoranza all’attacco dopo il Consiglio saltato: “Solo dodici presenti, macchina amministrativa paralizzata. Non faremo più da stampella a questa Giunta, D’Alberto si dimetta”

TERAMO – Il sindaco D’Alberto torna a fare il ‘punching ball’ del consiglio comunale. Mentre qualcuno prova ad accoltellarlo alle spalle dai banchi della maggioranza (o sarebbe più giusto dire da dietro le tende delle anticamere), dall’opposizione arriva un attacco frontale, durissimo e senza sconti. I gruppi di minoranza si sono riuniti in una conferenza stampa congiunta subito dopo lo scioglimento della seduta, saltata per la clamorosa mancanza del numero legale.

Per loro, che hanno assistito dalle sedie all’esterno del perimetro dell’assise, il fatto che la coalizione del sindaco Gianguido D’Alberto sia riuscita a portare in aula appena 12 consiglieri non è un incidente tecnico, ma la certificazione politica del fallimento dell’amministrazione all’indomani del recente rimpasto di Giunta. Tutti i rappresentanti della minoranza concordano su un punto: il tempo delle mediazioni è finito e la richiesta ufficiale, unanime, è quella delle dimissioni immediate del primo cittadino per restituire la parola agli elettori.

Mario Cozzi (capogruppo di Forza Italia) ricostruisce i passaggi che hanno portato allo stallo, evidenziando le contraddizioni interne a chi governa la città: “Già lo scorso 30 aprile sul rendiconto e sulle variazioni di bilancio la maggioranza ha votato con il minimo storico di 17 consiglieri. Lì la minoranza è rimasta per senso di responsabilità verso i cittadini, evitando di bloccare i bandi per gli asili nido o l’installazione della centralina del condominio in circonvallazione Ragusa. Ma se una parte della maggioranza vuole mettere in discussione l’amministrazione, lo faccia sui bilanci, non con queste furbizie opportunistiche sugli altri argomenti. Oggi si è ripetuta una grandissima brutta figura, aggravata da una grossa confusione tecnica: per la surroga servivano 17 presenti, ma non è stata prevista una seconda convocazione. C’è una difficoltà enorme“.

Per Luca Corona, il fallimento dell’aula è la diretta conseguenza della redistribuzione delle deleghe: “Il rimpasto ha portato a questo: a non avere più i numeri per governare. Oggi sono stati commessi diversi errori macroscopici, primo fra tutti il non aver previsto la seconda convocazione per la surroga. Ormai la macchina amministrativa è completamente bloccata: a maggio abbiamo fatto solo un question time, non si riuniscono le commissioni e non arrivano i provvedimenti chiave in aula, evidentemente perché il Sindaco ha paura di andare sotto nei voti. La città ha opere da terminare, problemi di sicurezza, decoro, asfalti e manutenzioni, ma non può andare avanti così. Chiediamo le dimissioni“.

Ancora più caustica l’analisi di Cristina Marroni, di Teramo è Meglio, che fotografa il momento politico con una metafora: “C’è un dato politico lapalissiano ed evidente: la maggioranza si apre con dodici consiglieri, è allo sfacelo come quando un dolce non lievita. E questo accade subito dopo un finto rimpasto. Come diceva lo stesso PD qualche tempo fa, il Comune ha gli uffici allo sbando, non c’è una guida né un indirizzo politico. Cosa avrebbe dovuto fare la minoranza, mantenere il numero legale per salvare la faccia a D’Alberto? Non accadrà più. Oggi è evidente che devono andare a casa“.

Franco Fracassa e Laura Angeloni di Futuro In mettono l’accento sull’umiliazione istituzionale subita dalla consigliera subentrante e sulla debolezza della leadership del sindaco: “È la prima volta nella storia di questo Comune che una consigliera subentrante viene trattata in questo modo – attacca Fracassala fanno sedere e poi deve tornarsene a casa perché non c’è il numero legale. Con undici o dodici presenti non c’è più nulla da discutere: D’Alberto si allontani e si torni al voto per dare a Teramo una guida che pensi alla città“. “Questa Giunta modificata non ha cambiato nulla – incalza Angeloni -, il sindaco è incapace di scegliere, è ormai la vittima di quelli che lui stesso definiva i ‘capibastone’. I consiglieri oggi non è che non si sono presentati, non sono stati fatti presentare. È un sistema che lui non governa più“.

A chiudere il cerchio delle critiche è Caterina Provvisiero. La consigliera azzurra evidenzia lo scoramento delle file di maggioranza: “Mancanza di rispetto nei confronti della consigliera che doveva entrare e nei confronti della città: c’è stata una superficialità dietro l’altra. Di solito dopo un rimpasto si trova lo stimolo per ripartire, a me sembra invece che siano scesi ancora più in basso, si toccano con mano la demotivazione e i danni fatti da questa riorganizzazione. Noi non reggeremo più questo modo superficiale di amministrare“.

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