VIDEO / Siamo alle solite: sindacati e lavoratori davanti alla De Benedictis

Protesta unitaria di Cgil, Fisascat, Ugl e Cisl contro l’ennesima incertezza sugli stipendi e sul futuro delle case di riposo. A rischio tutto il sistema con i centri anziani di Teramo, Civitella e Nereto

TERAMO – Una mobilitazione dura e unitaria davanti ai cancelli della casa di riposo ‘De Benedictis’ per dire “adesso basta“. Questa mattina, i rappresentanti sindacali di categoria hanno dato voce all’esasperazione dei dipendenti e dei circa 200 lavoratori delle cooperative della Asp 1 di Teramo, guidata dal commissario regionale Roberto Canzio. Al centro della protesta c’è il mancato pagamento degli stipendi di maggio, l’ennesimo capitolo di una crisi strutturale che da anni tormenta l’ente e che ora rischia di far crollare l’intero sistema di welfare e accoglienza della provincia, minacciando la sopravvivenza delle strutture di Teramo, Civitella del Tronto e Nereto.

Pettinaro (Cgil): “Situazione diventata una barzelletta, c’è il rischio privatizzazione”

Il segretario della Fp Cgil, Mauro Pettinaro, ha espresso parole di forte preoccupazione sia per il presente dei lavoratori sia per il futuro delle strutture del territorio. “Non è possibile – ha detto – andare a lavorare la mattina senza sapere se si percepirà lo stipendio, non si possono fare i conti in famiglia così. Ormai questa situazione sta diventando una barzelletta: cambiano le cooperative ma i problemi restano identici. Chiediamo un intervento definitivo della Regione Abruzzo. In passato si è scelto di inserire le case di riposo sotto il bilancio del sociale anziché in quello della sanità, ma ai lavoratori non interessano questi rimpalli burocratici. Se le istituzioni vogliono chiudere o privatizzare il servizio lo dicano chiaramente, altrimenti si assumano le proprie responsabilità“.

Esposito (Fisascat): “I giorni di attesa sono un’eternità per i lavoratori”

Samuele Esposito (Fisascat Cisl) è tornato sul blocco della tesoreria per il sequestro dei conti: “Ieri e oggi gli stipendi non sono stati accreditati. Rispetto a qualche anno fa la differenza è che oggi i soldi ci sarebbero, ma sono di fatto bloccati dalla burocrazia. Le rassicurazioni del commissario Canzio, che parla di un pagamento slittato di una decina di giorni, non possono bastare: per chi guadagna circa 1.000 euro al mese, dieci giorni di ritardo rappresentano un’eternità. La Regione deve intervenire d’urgenza per sbloccare la situazione nel giro di 24 o 48 ore“.

Matteucci (Ugl) e Bravo (Cisl): “L’ente arranca per i debiti, serve liquidità vera”

Sulla stessa linea d’onda gli interventi di Stefano Matteucci (Ugl) e Massimiliano Bravo della Uil Fp, che hanno focalizzato l’attenzione sulle carenze strutturali dell’Asp 1 e sui decreti ingiuntivi che continuano a fioccare a causa dei debiti accumulati negli anni. Come sottolineato dai sindacati, l’Asp1 si trova di fronte a un irrisolto problema economico-strutturale: le tariffe delle rette regionali sono ferme da circa dieci anni e mai adeguate, parimenti l’accreditamento di nuovi posti letto è sempre rimandato. Solo un intervento diretto della Regione, è stato fatto notare, potrebbe riportare la situazione alla normalità.

“Siamo probabilmente arrivati all’epilogo – ha concluso Massimiliano Bravo -. La situazione finanziaria è drammatica e la Regione Abruzzo deve decidere una volta per tutte se salvare questo ente con risorse reali o destinarlo alla chiusura definitiva, cancellando i servizi per la terza età in un territorio caratterizzato da un forte indice di invecchiamento della popolazione”.

GUARDA IL SERVIZIO SULLA PROTESTA DEI SINDACATI ALLA DE BENEDICTIS

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