Azione e Noi Moderati: “Giochi di potere e mancanza di responsabilità paralizzano la città”

Opposizioni dure dopo il rinvio del Consiglio per mancanza del numero legale. Sotto accusa il (finto) rimpasto della maggioranza e i ritardi amministrativi su cantieri, sicurezza e ricostruzione.

TERAMO – All’indomani del Consiglio comunale saltato per la presenza di soli 12 consiglieri al secondo appello (e appena 8 al primo), proseguono le prese di posizioni delle minoranze consiliari su quanto accaduto. In particolare si registrano gli interventi di Azione e Noi Moderati, che concordano nel definire l’accaduto come il sintomo evidente di una profonda crisi politica e organizzativa all’interno della maggioranza che sostiene il sindaco Gianguido D’Alberto.

Per il capogruppo e segretario provinciale di Azione, Alessio D’Egidio, i banchi vuoti della maggioranza non sono frutto del caso ma di precise strategie interne. Secondo D’Egidio, il sindaco ha preferito fare una “partita di giro” per accontentare le correnti più pressanti invece di aprire una vera e propria crisi politica per ridisegnare gli equilibri di governo. Il risultato, secondo Azione, è una città paralizzata: “Mentre certe aree politiche si arenano in giochi di equilibrio, i cantieri restano al palo, il problema sicurezza è ancora irrisolto, la pulizia urbana lascia a desiderare e la manutenzione è trascurata. Teramo merita il governo dei fatti, non l’esercizio del potere fine a se stesso”, attacca D’Egidio.

Ancora più tecnico, ma altrettanto severo, è l’affondo di Niki Bartolini, capogruppo di Noi Moderati. Bartolini definisce l’episodio “grave sotto il profilo politico e istituzionale”, facendo notare come la maggioranza non sia stata in grado di garantire i numeri nemmeno per il primo punto all’ordine del giorno: la surroga di un consigliere comunale, atto essenziale per la piena operatività dell’assise. Noi Moderati fa inoltre presente che non si tratta di un caso isolato. Già durante la recente approvazione del rendiconto 2025 la maggioranza era rimasta senza numeri negli ultimi punti, salvata solo dal “senso di responsabilità” della minoranza rimasta in aula.

I due gruppi di minoranza tracciano il profilo di un’amministrazione fragile e priva di programmazione, rivendicando al contempo un ruolo di opposizione costruttiva ma intransigente. D’Egidio punta il dito sul rimpasto fallimentare, i giochi di potere, che si riflettono con lo stato dei cantieri, sulla sicurezza e il decoro urnano. Niki Bartolini sottolinea i ritardi cronici sulla ricostruzione, il commercio e le famiglie.

Entrambe le forze politiche concludono con un appello comune: le istituzioni e i cittadini teramani meritano rispetto, efficienza e risposte concrete ai problemi quotidiani, elementi che oggi appaiono bloccati dalle frizioni interne alla coalizione di governo.

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