I consiglieri regionali del centrosinistra spiegano l’assenza in aula: bocciati gli emendamenti per dare più poteri ai sindaci, i tre esponenti di Pd e Abruzzo Insieme denunciano la mancanza di concertazione e lanciano un monito: “Pronti alla battaglia se si tenterà di smantellare una realtà virtuosa come la Ruzzo Reti”
TERAMO – Il via libera del Consiglio regionale alla riforma del Servizio idrico integrato continua a sollevare dure reazioni politiche. A spiegare la scelta di non partecipare al voto finale e di non aderire ai vari emendamenti sono i consiglieri regionali del Partito democratico, Sandro Mariani e Dino Pepe, insieme al capogruppo di Abruzzo Insieme, Giovanni Cavallari. Una posizione di netta rottura motivata da una mediazione giudicata del tutto insoddisfacente su un tema cruciale per il futuro dell’Abruzzo.
Al centro della contestazione dei tre esponenti del centrosinistra c’è il mancato accoglimento di un emendamento che mirava a restituire centralità ai territori e ai primi cittadini attraverso le ASSI (le Assemblee dei sindaci per il servizio idrico): “Volevamo restituire un ruolo reale alle Assemblee dei Sindaci nella programmazione e negli indirizzi del servizio idrico, riconoscendo loro la possibilità di eleggere il Presidente, esprimere pareri vincolanti e autodeterminarsi rispetto agli indirizzi da impartire all’ERSI. Invece ciò non è stato possibile: si è scelto di ricentralizzare determinate decisioni, allontanandole dai territori e sottraendo competenze e responsabilità ai comuni e agli enti locali, che sono i veri proprietari delle società che gestiscono il servizio per conto dei cittadini“.
Mariani, Pepe e Cavallari sottolineano inoltre come sia mancata una vera concertazione: “Si è preferito procedere a colpi di maggioranza, senza nemmeno audire il CAL (Consiglio delle Autonomie Locali), come era stato richiesto dallo stesso organismo”, mentre resta l’incertezza su come avverranno concretamente le aggregazioni tra i vari ambiti territoriali. L’attenzione dei tre consiglieri si sposta poi inevitabilmente sul patrimonio idrico della provincia di Teramo. Il timore espresso nella nota congiunta è che il nuovo assetto possa penalizzare le gestioni locali che negli ultimi anni hanno dimostrato efficienza e solidità finanziaria. L’opposizione chiarisce di non contestare la necessità di ottimizzare il servizio, ma rifiuta il metodo verticistico. I consiglieri ricordano che la Ruzzo Reti SpA ha saputo risanare i propri bilanci, diventando un punto di riferimento abruzzese per gli indici di qualità del servizio erogato.
La società teramana “merita considerazione e deve diventare un punto di riferimento per tutto l’Abruzzo, non essere semplicemente smantellata sull’altare dell’accentramento voluto da questa maggioranza di centrodestra”. La palla passa ora all’Ente Regionale per il Servizio Idrico, che dovrà redigere il piano definitivo. L’opposizione avverte che non farà sconti: “Attendiamo di vedere lo studio che sarà predisposto dall’Ersi e come verrà argomentata la suddivisione dei sub-ambiti. Siamo pronti a vigilare e a dare battaglia qualora le soluzioni proposte non dovessero tutelare adeguatamente i diritti della collettività”.
