Frana Silvi, la Procura nomina tre superperiti: sequestrata l’intera area rossa

Il pm Stefano Giovagnoni affida l’incarico a Totani, Ranalli e Di Natale per fare luce sulle cause del dissesto. Disposti rilievi con i radar. L’inchiesta per crollo colposo resta al momento senza indagati

SILVI – Svolta nelle indagini sulla drammatica frana che lo scorso 28 marzo ha ferito Silvi Paese. Il sostituto procuratore di Teramo, Stefano Giovagnoni, ha impresso un’importante accelerazione all’inchiesta disponendo il sequestro giudiziario di tutta l’area interdetta da mesi. Il provvedimento, che riguarda sia la zona in cui sono crollate le abitazioni sia il tratto della strada provinciale 29, si è reso necessario per consentire ai periti della Procura di operare in sicurezza e con l’ausilio di strumentazioni scientifiche sofisticate, tra cui i radar geotecnici.

Per fare luce sulla dinamica del dissesto, il pm Giovagnoni ha nominato tre esperti di rilievo, figure già note alle cronache giudiziarie per aver affrontato complessi casi legati alla tenuta idrogeologica e strutturale. Il collegio dei consulenti è composto dagli ingegneri Gianfranco Totani (professore associato di geotecnica presso l’Università dell’Aquila) e Danilo Ranalli (professionista di Sulmona), affiancati dal geometra Gabriele Di Natale (di Controguerra). Quest’ultimo ha già firmato le perizie per conto della Procura dell’Aquila sull’alluvione di Senigallia e, insieme all’ingegner Ranalli, si era occupato in passato della delicata vicenda legata al crollo dei balconi e alla stabilità nei complessi del Progetto C.A.S.E. all’Aquila.

I superconsulenti avranno ora sessanta giorni di tempo per depositare la propria relazione. Il quesito della Procura è chiaro: i periti dovranno indicare le probabili cause che hanno originato il movimento franoso a Silvi Paese e stabilire, al netto degli eventi meteorologici, se il collasso del versante sia da imputare a incuria e imperizia umana o esclusivamente a cause naturali. L’inchiesta, aperta con l’ipotesi di reato di crollo colposo o altro disastro, al momento non vede nessun nome iscritto nel registro degli indagati. Il lavoro della magistratura punta a dare risposte anche alle numerose famiglie che da settimane vivono fuori dalle proprie case. Il fronte di terra, staccatosi il 28 marzo, aveva infatti travolto direttamente quattro abitazioni, portando allo sgombero precauzionale e alla dichiarazione di inagibilità per un totale di nove edifici, lasciando un intero quartiere nel limbo dell’emergenza. I rilievi ad alta tecnologia dei prossimi giorni saranno fondamentali non solo per l’inchiesta penale, ma anche per capire il reale livello di sicurezza e stabilità della collina.

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