L’assessore al Sociale illustra l’altra faccia dell’ordinanza: “Raddoppiati gli ingressi al dormitorio per i richiedenti documento ma per i casi più gravi di disagio e per la povertà educativa dei giovani, il Comune da solo non basta”
TERAMO – Se i Sai funzionano e sono verso percorso di integrazione, c’è qualcosa a livello di assistenza nazionale che non riesce a garantire altrettanta inclusione. E lo sforzo comunale sotto il profilo dell’assistenza al fenomeno migratorio, anche per rispondere alle polemiche di una assenza di azioni concrete e sul fenomeno ‘senza tetto’ dei portici cittadini, si è tradotto in 200 persone alle quali si è offerto un dormitorio (in appartamenti a disposizione del Comune). L’ordinanza anti alcol e bivacchi svela anche questo altro aspetto del fenomeno. A tracciare il bilancio e a evidenziare le criticità del sistema è stato l’assessore al Sociale, Stefania Di Padova, che ha voluto dare i numeri precisi relativi a quella ‘fetta’ di persone che transita sul territorio comunale in attesa del riconoscimento dei documenti e dell’eventuale inserimento nei centri di accoglienza straordinaria.
“Nell’arco di un anno questa struttura ha accolto 200 persone, a fronte di una stima iniziale basata sui nostri dati che ne prevedeva circa 100. Questo raddoppio dimostra quanto sia stato fatto e quanto questa amministrazione sia attenta e puntuale a coprire ambiti che, se vogliamo, non dovrebbero neanche rientrare nella nostra stretta sfera di competenza“. L’impegno del Comune verso i migranti in transito non si limita all’accoglienza notturna. Insieme alla struttura di gestione, l’assessorato ha attivato una serie di servizi collaterali, avviando una vera e propria attività di screening per avere una mappatura chiara e la contezza dello stato di salute degli ospiti, fornendo pasti, indumenti e la possibilità di usufruire delle docce, oltre alle visite mediche garantite anche grazie alla struttura KUM!, importante ambulatorio polispecialistico di medicina solidale di via Potito Randi.
Tuttavia, l’assessore Di Padova ha sollevato con forza una difficoltà strutturale che coincide con quanto già espresso dal sindaco D’Alberto: la gestione dei soggetti fragili che presentano patologie o gravi problemi di dipendenza: “Quando un individuo non è da approcciare solo dal punto di vista sociale, ma necessita di un percorso condiviso socio-sanitario, gli uffici del sociale da soli non riescono a operare in maniera ferma e precisa. Ci troviamo di fronte a problematiche complesse, che vanno ben oltre il semplice fattore caratteriale. In questi casi è inevitabile un intervento strutturato da parte della Asl e degli organi sanitari competenti“. L’analisi dell’assessore si è poi spostata sul fronte del disagio giovanile, ricollegandosi ai recenti episodi di cronaca e ai controlli nelle piazze cittadine. Di Padova ha parlato apertamente di un piano d’azione mirato a contrastare la povertà educativa dei ragazzi teramani, specificando che non si tratta di un’emergenza meramente economica, ma di una fragilità sociale a 360 gradi. “In sinergia con gli istituti scolastici e con la stessa Asl, abbiamo attivato già dall’inizio dell’estate dei percorsi di supporto – ha annunciato l’assessore -. Non si tratta solo di assistenza psicologica, ma di veri e propri itinerari di integrazione pensati per sostenere i ragazzi e prevenire l’abbandono scolastico“.
In conclusione, Stefania Di Padova ha ribadito la volontà del Comune di continuare a monitorare e analizzare i bisogni del territorio per dare risposte decise, muovendosi rigorosamente nel perimetro della legislazione nazionale. “Dobbiamo agire tutti insieme, nel pieno rispetto degli ambiti di competenza di ciascuno. Soltanto attraverso una collaborazione precisa, puntuale e corresponsabile tra istituzioni possiamo garantire la massima assistenza possibile a chi si trova in una condizione di necessità“.
