L’operazione lampo degli agenti a Farindola smantella una coltivazione hi-tech con oltre 370 piante. In manette tre cittadini albanesi che facevano da guardiani alla struttura, alimentata abusivamente tramite un allaccio elettrico pirata
TERAMO – Un casolare apparentemente abbandonato, trasformato in realtà in una vera e propria fabbrica della droga altamente tecnologica e protetta da sistemi di sicurezza. È quanto hanno scoperto e smantellato i poliziotti della Squadra Mobile di Teramo nel corso di un blitz fulmineo scattato nelle prime ore di venerdì 19 giugno nel territorio di Farindola, al confine tra le province di Teramo e Pescara. L’operazione, nata nell’ambito di specifici servizi di contrasto al traffico di stupefacenti, si è conclusa con l’arresto in flagranza di tre cittadini albanesi di 36, 31 e 25 anni, accusati di detenzione e coltivazione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, nonché denunciati per furto aggravato di energia elettrica.
L’attività investigativa è scattata a seguito del pedinamento di uno dei tre uomini, i cui movimenti sospetti avevano attirato l’attenzione degli agenti. I poliziotti lo hanno seguito a distanza mentre a bordo della sua auto imboccava una strada isolata, interrompendo la marcia nel piazzale della struttura. Dopo averlo visto entrare furtivamente per pochi minuti, gli uomini della Mobile lo hanno bloccato non appena è uscito all’esterno, trovandolo in possesso della chiave di un lucchetto posto a protezione dell’ingresso. Poiché la porta principale risultava sbarrata dall’interno, gli agenti hanno intuito la presenza di complici e hanno fatto irruzione nello stabile, cogliendo di sorpresa gli altri due cittadini stranieri che fungevano da custodi. Per accedere al sito, secondo quanto ricostruito, i complici esigevano persino un messaggio in codice.
Una volta dentro, gli inquirenti si sono trovati di fronte a una serra professionale progettata nei minimi dettagli, dislocata su più stanze e più piani dell’edificio, all’interno del quale era stata ricavata anche una stanza da letto per i guardiani. L’impianto indoor comprendeva tende da coltivazione, filtri, aeratori, sistemi inverter, 54 ventilatori e 84 lampade alogene, il tutto alimentato abusivamente tramite un allaccio pirata collegato direttamente a un traliccio della rete elettrica limitrofo. Nella struttura erano coltivate 187 piante di marijuana ormai prossime alla maturazione, alte circa 170 centimetri e ricche di infiorescenze, oltre a 184 piantine di dimensioni più piccole. Tutta la droga, l’attrezzatura tecnica, i fertilizzanti e lo stesso casolare sono stati posti sotto sequestro giudiziario.
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