Villa, scontro sul laghetto a secco. Di Bonaventura: “Torna il degrado”. Il Comune diffida l’Arap

L’ex assessore attacca la giunta D’Alberto per la mancanza d’acqua e i rischi per la fauna: “Cacciato per il mio troppo impegno”. La replica dell’assessore Sbraccia: “La colpa è del Consorzio, inviata una formale diffida per riattivare i flussi dal serbatoio”

TERAMO – Lo storico laghetto della Villa Comunale di Teramo torna al centro di una dura e accesa polemica politica e gestionale, trasformandosi nel terreno di uno scontro frontale tra l’ex assessore alle manutenzioni Valdo Di Bonaventura e l’attuale amministrazione guidata dal sindaco Gianguido D’Alberto. A innescare la miccia è stata una formale denuncia pubblica di Di Bonaventura che, dopo un sopralluogo effettuato l’altroieri, ha messo il dito nella piaga di una controversia che mette inn difficoltà il Comune e arreca conseguenze dirette sulla salute ambientale del polmone verde cittadino.

La situazione non è delle più edificanti, caratterizzata dalla totale assenza di acqua corrente nell’invaso artificiale, un livello idrico pericolosamente ridotto di circa 40 centimetri e un conseguente stato di degrado che mette a immediato e severo rischio la sopravvivenza dei numerosi animali che popolano l’ecosistema del parco. L’ex assessore, rimosso dall’incarico dal primo cittadino, ha rivendicato con orgoglio il lavoro svolto a partire dal 2018 per strappare la Villa Comunale all’abbandono attraverso la pulizia degli spazi, l’introduzione di otto cigni, l’allestimento di un nuovo parco giochi e la nascita della libreria all’aperto nata grazie alle donazioni di partner privati e della Biblioteca Delfico. Secondo Di Bonaventura, il problema della carenza d’acqua proveniente dal fiume Vezzola era già noto nelle battute finali del suo mandato, ma nei successivi due anni la nuova dirigenza avrebbe mostrato totale immobilismo, lasciando deperire l’area.

Le accuse dell’ex amministratore non hanno lasciato indifferenti l’amministrazione. Il problema della carenza d’acqua – a cui lo scorso anno si è fatto fronte ricorrendo alle autobotti con l’acqua fornita dalla Ruzzo Reti – è noto e legato al difficile rapporto con l’Arap, il consorzio proprietario del ‘serbatoio’ idrico. Secondo l’assessore Sbraccia la responsabilità del blocco idrico è da riportare all’atteggiamento dell’Arap. Il Comune ha precisato di aver sollecitato l’Azienda regionale a più riprese e nei giorni scorsi per ottenere il ripristino dei flussi; di fronte al prolungarsi del silenzio, proprio ieri l’amministrazione municipale ha rotto gli indugi notificando ad Arap una formale diffida ad adempiere, intimando l’immediata ripresa dell’alimentazione d’acqua a tutela del patrimonio faunistico e del decoro del parco urbano.

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