Prati di Tivo, D’Angelo stoppa l’accordo Gst-Finori: gestione solo per l’estate

Il presidente della Provincia interviene sulla transazione triennale siglata dai liquidatori con l’imprenditore marchigiano. Impianti affidati solo fino a novembre, mentre resta totale l’incertezza sul futuro invernale della stazione sciistica e sul nodo dei debiti

TERAMO – Non c’è pace per i Prati di Tivo e Pratoselva, le due perle del turismo montano teramano rimaste intrappolate nell’ennesimo capitolo di una telenovela gestionale e giudiziaria infinita. A poche ore dal clamoroso annuncio di una transazione siglata dal ‘triumvirato’ dei commissari liquidatori della Gst (Gran Sasso Teramano) – Piergiorgio Passerini, Valerio Ferro e Giorgio D’Ignazio – che rimetteva in sella l’imprenditore marchigiano Marco Finori per i prossimi tre anni, è arrivato il duro e improvviso intervento a gamba tesa del presidente della Provincia di Teramo, Camillo D’Angelo. Azionista di maggioranza della società, D’Angelo ha deciso di sospendere l’efficacia dell’accordo appena siglato – e annullare anche la già convocata conferfenza stampa di ufficializzazione -, ridisegnando drasticamente le linee della collaborazione: secondo la nuova bozza di accordo, infatti, a Finori verrebbe affidata esclusivamente la gestione della stagione estiva ormai alle porte, con una scadenza tassativa fissata a novembre 2026. Poi si vedrà.

L’accordo originario, che molti operatori e osservatori avevano già bollato come l’ennesimo paradosso di una vicenda contrassegnata da anni di scontri legali e ‘odio’ manifesto tra le parti, sembrava aver sancito la vittoria strategica di Finori. L’imprenditore, precedentemente estromesso dai tribunali e rimosso fisicamente dagli impianti con tanto di ufficiali giudiziari, era riuscito a farsi richiamare dalla Gst a causa della totale assenza di alternative di mercato e della cronica impossibilità di reperire un direttore d’esercizio per avviare una gestione pubblica. La transazione triennale prevedeva un introito per la Gst di circa 200.000 euro da parte di Finori, a fronte però di costi di manutenzione ordinaria e revisione quinquennale a carico del pubblico stimati tra gli 800 e gli 850mila euro, con l’unico vero vantaggio di azzerare tutti i contenziosi legali pendenti.

Il colpo di spugna impresso dal presidente D’Angelo riduce la portata del contratto a un mero ‘salvagente’ per non far saltare l’imminente stagione estiva, ma lascia di fatto la stazione sciistica senza alcuno spiraglio di soluzione strutturale a lungo termine. Legittima la domanda: ma si vuole veramente trovare una soluzione e tentare un ultimo, disperato, salvataggiio della stazione turistica? Se da un lato gli albergatori e i commercianti del piazzale possono sperare in una parziale ripartenza tecnica della seggiocabinovia fino all’autunno, dall’altro svanisce ogni certezza per la stagione invernale 2026/2027. Resta infatti congelata la complessa gestione del sistema paravalanghe O’BellX e, soprattutto, rimane irrisolto il macigno dei quasi due milioni di euro di debiti complessivi che gravano sulla Gst, aggravati dai malumori degli altri soci pubblici – come il Comune di Fano Adriano – pronti a chiedere il fallimento della società.

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