Consiglio comunale saltato, Cozzi: “Spettacolo indegno, si pensa solo alle poltrone”

Il capogruppo di Forza Italia attacca l’amministrazione D’Alberto: nel mirino i costi della politica, i rinvii su debiti e gemellaggio e lo stallo sui problemi reali della città

TERAMO – Lascia uno strascico polemico l’ultimo consiglio comunale a Teramo, quello interrotto per la mancanza del numero legale subito dopo il voto sulla variazione di bilancio. A sferrare l’attacco alla coalizione del sindaco Gianguido D’Alberto è il consigliere comunale e capogruppo di Forza Italia, Mario Cozzi, che contesta apertamente l’atteggiamento della maggioranza, accusata di tenere in ostaggio la città per logiche di potere interne.

Il rappresentante azzurro non usa giri di parole per descrivere lo scenario politico emerso nell’assise civica del Parco della Scienza: “Quello andato in scena nell’ultimo Consiglio comunale è l’ennesimo spettacolo indegno offerto alla città. Quando c’era da approvare la variazione di bilancio, indispensabile per evitare la caduta della Giunta e il commissariamento del Comune, la maggioranza si è ricompattata come per magia. Appena raggiunto l’obiettivo, tutti sono spariti. Il numero legale è venuto meno e il Consiglio è saltato. Risultato? I debiti fuori bilancio e la revoca del gemellaggio con la città israeliana di Rishon LeZion non sono stati nemmeno discussi e dovranno tornare in aula il prossimo 1° luglio“.

Cozzi pone l’accento anche sui costi economici dell’assise, che ricadono interamente sulle tasche dei contribuenti teramani: “In questo caso, c’è da dire, oltre alla beffa anche il danno. Convocare un Consiglio comunale ha un costo che pagano i cittadini. Gli assessori percepiscono 4000 euro netti al mese e nei consigli è previsto il gettone per le presenze. È inaccettabile utilizzare l’aula come un semplice strumento per regolare gli equilibri della maggioranza e poi svuotarla appena conviene. Non è soltanto una crisi politica. È un modo di amministrare che mortifica le istituzioni e manca di rispetto ai cittadini“.

L’analisi del capogruppo forzista evidenzia come la caduta del numero legale sia ormai un sintomo cronico e non più un caso isolato: “Se una maggioranza esiste, governa. Se non esiste più, bisogna prenderne atto. Non si può tenere in piedi il castello solo quando c’è da evitare il commissariamento e poi farlo crollare sul resto dei provvedimenti. È già la seconda volta, in poche settimane, che un Consiglio comunale salta per mancanza del numero legale. Non è più un episodio, è un metodo. E mentre Palazzo di Città continua a consumare guerre interne, Teramo resta ferma“.

I cittadini aspettano risposte sulla sicurezza, sul decoro urbano, sulla pulizia, sui cantieri infiniti, sulla ricostruzione, sui parcheggi, sui continui blackout e sui disagi provocati dai lavori Enel. Problemi reali che restano irrisolti mentre la politica perde tempo a fare i conti tra correnti e poltrone. Da mesi assistiamo a uno spettacolo imbarazzante: consiglieri che reclamano un assessorato, assessori che si aggrappano alla propria poltrona, trattative e presunti accordi su chi debba restare un anno e chi due. Tutto ruota attorno agli equilibri personali, mentre gli interessi della città finiscono sistematicamente in secondo piano. I teramani meritano un’amministrazione che governi, non una maggioranza che sopravvive alla giornata. Perché una città non può essere ostaggio delle ambizioni personali di chi dovrebbe amministrarla“.

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