Morto nell’inseguimento: il carabiniere alla guida del Suv non sarà indagato

Svolta nelle indagini sul tragico scontro di Silvi Marina: la Procura di Teramo è tra le prime in Italia a utilizzare la nuova procedura del modello 45-bis per i pubblici ufficiali in presenza di cause di giustificazione. Disposta l’autopsia

TERAMO – Svolta nell’inchiesta sulla morte di Massimo Ciarelli, il quarantatreenne di etnia rom residente a Pescara, deceduto mercoledì sera nel drammatico scontro frontale lungo la statale 16 a Silvi Marina, al culmine di un inseguimento dopo aver saltato un posto di blocco. Il carabiniere che si trovava alla guida della Jeep Renegade di servizio non sarà iscritto nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di omicidio stradale. Il sostituto procuratore Elisabetta Labanti ha infatti sciolto le riserve, decidendo di adottare la procedura del cosiddetto “modello di annotazione preliminare 45-bis”. La Procura di Teramo si attesta così tra le primissime in Italia ad applicare questa nuova opzione, introdotta nel maggio scorso specificamente per i pubblici ufficiali in presenza di una causa di giustificazione correlata all’adempimento del dovere d’ufficio.

Nonostante la mancata iscrizione del militare, l’attività d’indagine procede per fare piena luce sul sinistro. È attesa per domani, nell’obitorio dell’ospedale di Teramo, l’autopsia sulla salma della vittima; il magistrato inquirente ha già affidato l’incarico per gli accertamenti medico-legali all’anatomopatologa Donatella Fedeli. Sul fronte investigativo, un contributo fondamentale per l’esatta ricostruzione della dinamica arriva dalla tecnologia. Gli inquirenti stanno esaminando i filmati registrati dalla dash cam di bordo della pattuglia dell’Arma coinvolta nell’incidente. Le immagini video, già acquisite, risulteranno determinanti per fare piena chiarezza sulla traiettoria dello scooter e del Suv e sulle condizioni in cui è avvenuto il violento impatto.

Ciarelli era un volto noto alle cronache per aver ucciso a colpi di pistola, nel 2012, l’ultrà del Pescara Domenico Rigante. Il quarantatreenne stava scontando una condanna a 17 anni di reclusione, ma godeva del regime di semilibertà e ogni sera, entro le ore 21, aveva l’obbligo di fare rientro nel carcere pescarese di San Donato.

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