L’addio a Issouf Koné: Casa del Popolo chiede verità sulla morte in cantiere

Celebrati nella chiesa di Sant’Antonio i funerali del 33enne ivoriano residente a Teramo, vittima di un incidente sul lavoro nelle Marche: uno striscione degli attivisti che lanciano un appello contro lo sfruttamento dei lavoratori migranti e il sistema degli appalti

TERAMO – Si sono svolti nella chiesa di Sant’Antonio a Teramo i funerali di Issouf Koné, il giovane ivoriano di 33 anni, residente a Teramo, che ha perso la vita in un tragico incidente sul lavoro. Alla cerimonia ha preso parte una folta rappresentanza della Casa del Popolo, che ha esposto uno striscione di solidarietà e si è stretta in un abbraccio profondo attorno alla famiglia della vittima, alla comunità della Costa d’Avorio e ai tanti giovani migranti che risiedono nel capoluogo.

La tragedia si è consumata lo scorso 12 giugno nel cantiere del potabilizzatore del Lago di Gerosa, a Montefortino di Fermo. Issouf Koné, che viveva a Teramo da oltre dieci anni e si era perfettamente integrato nel tessuto cittadino, stava svolgendo le proprie mansioni quotidiane quando è stato improvvisamente e violentemente colpito dalla benna di un escavatore in movimento. Un impatto fatale che non gli ha lasciato scampo, trasformando una normale giornata di lavoro nell’ennesimo dramma della sicurezza nei cantieri. “Issouf è uscito di casa per andare a lavorare e da quel lavoro non è più tornato“, ricordano con amarezza gli attivisti, chiedendo insieme ai familiari che sulla dinamica esatta venga fatta piena luce dalla magistratura. In concomitanza con le esequie, la Casa del Popolo ha diffuso una dura nota di riflessione politica e sociale. Secondo l’associazione, la fine di Issouf non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto nazionale in cui i lavoratori di origine straniera risultano drammaticamente tra i più esposti agli infortuni e alle morti bianche, venendo impiegati prevalentemente nei settori più logoranti e rischiosi come l’edilizia, l’agricoltura e la logistica.

Sotto accusa vengono messi i contratti precari, i salari ridotti e, in particolare, l’attuale impianto normativo sull’immigrazione. Il legame stringente tra la validità del permesso di soggiorno e il contratto d’impiego, unito alla frammentazione generata dal sistema dei subappalti, creerebbe infatti una condizione di estrema ricattabilità e debolezza dei lavoratori davanti ai datori di lavoro. Per i rappresentanti della Casa del Popolo, la retorica della criminalizzazione dei migranti serve proprio a mantenere in piedi un sistema economico di puro sfruttamento delle braccia: una catena che la comunità teramana oggi chiede di spezzare per accertare le reali responsabilità e non seppellire la verità sotto il silenzio.

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