ll consigliere d’opposizione contesta duramente il sindaco D’Alberto e la maggioranza dopo il rinvio degli ultimi tre consigli comunali. Accuse di immobilismo sulle grandi opere, litigi per le poltrone e costi eccessivi della politica
TERAMO – Torna a chiedere le dimissioni della giunta il consigliere di minoranza Carlo Antonetti, che accusa l’amministrazione di aver determinato la paralisi dell’attività consiliare. “Il governo politico e amministrativo di Teramo è moribondo ed è ormai tenuto in vita esclusivamente per interessi personali ed economici dei vari protagonisti. È necessario staccare urgentemente la spina e tornare subito al voto“, dice, definendo “indecente e indecoroso” l’annullamento degli ultimi tre consigli comunali per mancanza del numero legale.
Secondo Antonetti, a fronte di 100 milioni per la ricostruzione e un bilancio 2026 da 250 milioni, la città è rimasta paralizzata e piena di incompiute (dal Teatro Romano al mercato coperto, fino al Pums). Sul piano politico, il consigliere denuncia la scomparsa dei partiti tradizionali a favore di dinamiche personali: “Il Pd nell’ultimo rimpasto è stato brutalmente retrocesso in serie D con la perdita del vicesindaco; la verità è che le sorti della città sono in mano a due persone, D’Angelo e Cavallari, una sorta di ‘ras’ che dettano l’agenda“.
L’esponente di minoranza contesta infine il costo economico della giunta: “Per aver distrutto la città, il sindaco e la giunta non amministrano soldi propri ma soldi dei cittadini. Il nostro sindaco in questi anni ha già incassato quasi 500 mila euro netti, pari a quasi 900 mila euro lordi“. Antonetti conclude auspicando una candidatura parlamentare del sindaco nel 2027 che, sebbene “immeritata, sarebbe per i teramani una vera e propria liberazione“, richiamando anche le vecchie accuse dell’ex assessore Ilaria De Sanctis secondo cui “la città è usata per la carriera personale di qualcuno“.
