I recenti casi sulle Tre Cime di Lavaredo e sul Gran Sasso riaccendono i riflettori sull’importanza di una corretta pianificazione delle escursioni. Gli esperti invitano a valutare i propri limiti, consultare il meteo e usare strumenti di geolocalizzazione, richiamando tutti a un principio di massima responsabilità
TERAMO – Andare in montagna è un’esperienza straordinaria che richiede però una profonda dose di responsabilità e un’attenta preparazione. Ogni escursione o scalata non può prescindere da una pianificazione rigorosa che tenga conto delle condizioni meteorologiche, delle difficoltà del percorso e dei propri limiti fisici, prevedendo sempre ampi margini di tempo e di energia per gestire gli imprevisti. Per questo motivo, e soprattutto dopo due recenti episodi, il Club Alpino Italiano e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico hanno voluto richiamare l’attenzione su un approccio consapevole e la condotta da mantenere in caso di intervento.
Due recenti e significativi episodi richiamano l’attenzione su questi aspetti essenziali. Nel primo caso, sulle Tre Cime di Lavaredo, un alpinista rimasto bloccato di notte sulla Cima Ovest è stato tratto in salvo dall’elisoccorso. Nel secondo, sul Gran Sasso, cinque escursionisti sorpresi da un temporale estivo a 2.600 metri hanno allertato i soccorsi per poi spostarsi in un’area senza campo, costringendo i tecnici del Soccorso Alpino a una faticosa ricerca a piedi per poi trovarli al sicuro nelle loro tende, dove hanno rifiutato l’accompagnamento a valle.
Queste vicende dimostrano come la sicurezza debba iniziare ben prima della partenza. Saper rinunciare o modificare l’itinerario in base alle circostanze non è mai una sconfitta, ma un grande atto di consapevolezza. In caso di reale emergenza, il Club Alpino Italiano e il Soccorso Alpino raccomandano di non esitare a chiamare il Numero Unico di Emergenza 112, formulando una richiesta chiara e dettagliata. Una volta attivata la macchina dei soccorsi, è di fondamentale importanza restare reperibili, non muoversi dalla propria posizione e rendersi visibili ai soccorritori. Strumenti digitali come l’applicazione GeoResQ si rivelano preziosi in tal senso, permettendo l’invio di coordinate geolocalizzate e riducendo drasticamente i tempi di localizzazione dei dispersi. L’impegno delle istituzioni montane punta proprio a diffondere una cultura dell’attenzione e della preparazione. “Frequentare la montagna significa assumersi una responsabilità verso se stessi, verso gli altri e verso l’ambiente“, dichiara il Presidente generale del CAI, Antonio Montani. Ricordando il valore dei corsi formativi e delle tutele assicurative garantite dall’iscrizione al sodalizio, il presidente ribadisce un concetto chiave: “La prevenzione non limita la libertà: la rende possibile“.
Sul dibattito relativo agli aspetti economici dei soccorsi interviene in modo definitivo anche il Presidente nazionale del Cnsas, Maurizio Dellantonio: “Il tema dei costi degli interventi di soccorso richiede chiarezza. Il Soccorso Alpino e Speleologico non chiede pagamenti alle persone soccorse e non stabilisce eventuali addebiti“. Dellantonio precisa che le eventuali compartecipazioni, ove previste, sono regolate dalle normative regionali o provinciali, e rassicura sul fatto che “in presenza di pericolo, difficoltà non gestibile o possibile evoluzione verso una situazione di emergenza, chiamare i soccorsi è sempre la scelta corretta“. Tuttavia, invita a non agire mai con leggerezza: “La possibilità che un intervento venga valutato come non giustificato, o riconducibile a comportamenti imprudenti, richiama tutti a un principio di responsabilità: la montagna va frequentata con preparazione, rispetto dei propri limiti e attenzione verso chi è chiamato a intervenire“.
