Stamattina il press tour nell’area dove lavora l’impresa Falone Costruzioni. Il sindaco D’Alberto e il direttore dei lavori Di Gialluca annunciano l’estensione degli interventi di restauro artistico. Il rientro dei privati a fine anno, poi torneranno anche gli uffici comunali
TERAMO – Un sopralluogo sul campo per fare il punto sui progressi della ricostruzione nel cuore della città. Durante il press tour organizzato questa mattina all’interno del cantiere dello storico Palazzo Pompetti, allestito da poco meno di due anni dall’impresa Falone Costruzioni, il sindaco Gianguido D’Alberto e il direttore dei lavori Raffaele Di Gialluca hanno illustrato lo stato dell’arte del complesso intervento legato alla Ricostruzione sisma e svelato le prossime tappe che porteranno alla restituzione dello stabile.
La novità principale emersa dalla visita riguarda il sostanziale ampliamento delle opere previste: all’intervento di miglioramento e adeguamento sismico si affiancherà infatti un restauro scientifico e conservativo, sia interno che esterno, approvato dalla Soprintendenza. L’operazione, del valore di 1,5 milioni di euro aggiuntivi rispetto allo stanziamento iniziale (finanziamento Usr 9,6 milioni, lavori senza variante 8,6 milioni, con variante per il restauro 10,1 milioni), nasce da un’intesa formale e strategica promossa dall’Amministrazione comunale di Teramo insieme ai privati e alla rappresentanza condominiale – in accordo con Ufficio speciale per la ricostruzione e Sovrintendenza -, per valorizzare le testimonianze storiche e artistiche riportate alla luce durante le fasi di cantiere.
Girando per i locali di tre piani, è stato come fare un tuffo nel passato: la vecchia sede del quotidiano Il Messaggero al primo piano, il Circolo Teramano e i suoi saloni al secondo, la sala del consiglio di amministrazione e tanti dettagli tornati alla luce ed esaltati dal lavoro attento e certosino dei team di architetti, ingegneri e restauratori dell’impresa diretta da Raffaele Falone. Perfino la facciata esterna tornerà al colore originario, un fumè ‘nero vite’ con particolari in una specie di color ocra che restituirà al prestigioso immobile quell’autorevolezza e maestosità che hanno riempito i profili storici del cuore della città.
Sul fronte delle tempistiche, il cronoprogramma fissa alla prossima estate l’orizzonte finale per la conclusione di tutte le lavorazioni e il ritorno degli uffici comunali nella sede originaria, come ha tenuto a sottolineare D’Alberto. Anzi, è probabile che la i privati possano rientrare anche prima, a fine 2026, a distanza di tre anni esatti dall’inizio dei lavori (gennaio 2024).
Il completamento permetterà il rientro di 25 unità tra residenti e attività commerciali, a cui si aggiungerà in un secondo tempo – come detto – il ritorno degli uffici del Comune di Teramo negli spazi di proprietà pubblica. Il direttore dei lavori Raffaele Di Gialluca ha evidenziato l’eccezionalità dell’opportunità storica che consentirà di recuperare elementi architettonici e decorativi finora nascosti, mentre il sindaco D’Alberto ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra svolto tra enti e privati per restituire al patrimonio cittadino un simbolo dell’identità teramana nel suo massimo splendore.
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