E’ Marzia, la moglie dell’alpinista teramano deceduto in cordata, a rompere il silenzio sui social: “Chi doveva proteggerci è rimasto in silenzio. Grazie agli amici e alla persone perbene per il loro rispetto e la loro solidarietà“. Dopo l’autopsia sulla salma ci sarà più chiarezza sui tempi del rientro
TERAMO – Al dolore incommensurabile per la tragica scomparsa si aggiunge ora il peso di un profondo senso di isolamento. A rompere il silenzio, dopo la notizia del ritrovamento del corpo dell’alpinista teramano Marco Di Marcello, morto in Nepal a novembre sotto a una valanga che aveva travolto la sua spedizione verso il Dolma Khang, è la moglie Marzia, che ha affidato uno sfogo durissimo a nome di tutta la famiglia ad un post sui social. Non è solo il lutto a lacerare gli animi dei cari di Marco, ma la consapevolezza di aver dovuto affrontare i lunghissimi e angoscianti mesi di ricerche e incertezze senza la rete di salvataggio di chi, per dovere e vocazione, avrebbe dovuto tutelarli.
Marzia in questi giorni è con la suocera Antonietta e il cognato Gianni a Katmandu, dove hanno dovuto affrontare ieri il doloroso compito del riconoscimento ufficiale della salma di Marco. Le parole condivise dalla famiglia Di Marcello sono un atto d’accusa lucido e tagliente, rivolto direttamente agli organi statali italiani. “A questo dolore si aggiunge un’amarezza ancora più profonda – ha scritto Marzia -: in tutta questa drammatica vicenda, la nostra famiglia è stata lasciata completamente sola. Non abbiamo ricevuto alcun tipo di aiuto, né morale né istituzionale, da parte dell’Italia e degli organi che avrebbero dovuto sostenerci e aiutarci nelle ricerche“. Il riferimento, accennato all’epoca dell’incidente sulle vette nepalesi, adesso si fa più diretto, stimolato anche da interventi mediatici locali di politici che avrebbero fatto meglio a tenersi defilati, seppur avessero sbloccato un contatto con la Farnesina (intervento che alla resa dei conti non ha fruttato nulla, se non mettere in piazza particolari intimi e privati dei famigliari della povera vittima). In queste ore, solo il console italiano a Calcutta (competente per il Nepal) e la sua segretaria stanno cercando di mettercela tutta per riempire lacune drammatiche.
Una ferita nella ferita. Secondo quanto denunciato, è mancato del tutto quel supporto logistico, diplomatico ed emotivo fondamentale quando una famiglia si trova a dover gestire una tragedia di tale portata, avvenuta a migliaia di chilometri da casa, tra le vette dell’Himalaya. “Chi doveva proteggerci e supportarci è rimasto in silenzio – si legge ancora nel messaggio – lasciando il peso di questa tragedia unicamente sulle nostre spalle“. Se da un lato lo Stato viene accusato di essere stato il grande assente in questa drammatica vicenda, dall’altro la famiglia Di Marcello ha voluto rivolgere un pensiero di sincera gratitudine a chi, nel proprio piccolo, non ha mai fatto mancare il proprio appoggio. Il messaggio si chiude infatti con un ringraziamento sentito a quella rete di affetti ed empatia che si è stretta attorno a loro nei momenti più bui: “Ringraziamo fin d’ora gli amici e le persone perbene che stanno dimostrando rispetto e solidarietà“. Una vicinanza umana che, pur non potendo colmare il vuoto lasciato da Marco, ha rappresentato l’unico vero appiglio in un oceano di solitudine istituzionale. Tra questi anche Giuseppe Calandrini, presidente della sezione di Teramo dell’Associazione nazionale della Polizia di Stato, che ha deciso di avviare una sottoscrizione pubblica sulla piattaforma GoFundMe per raccogliere fondi e sostenere la famiglia di Marco Di Marcello. In poco più di 24 ore, già oltre 180 persone hanno contribuito con quasi 10mila euro, a dimostrazione che qui la sua comunità, quella vera, quella del quotidiano, partecipa, soffre e condivide il dolore della famiglia, che è il dolore di tutti.
Le prossime ore in Nepal saranno decisive per il rientro della salma: sono in corso le formalità tra cui anche l’autopsia calendarizzata all’ospedale della capitale nepalese, ma impossibile da definire quanto a tempi e modalità. E’ sicura la cremazione e questo richiederà poi un pò di tempo in più per le pratiche burocratiche.
