In servizio dal 1990, va in pensione il patologo che ha guidato settori nevralgici dell’Istituto teramano e coordinato reti globali come Erfan. Dalla direzione dei laboratori in Namibia alla telemedicina per la Siria, la sua carriera in 29 Paesi di Africa, Asia e America lascia un’eredità inestimabile nella cooperazione veterinaria internazionale
TERAMO – Dopo oltre tre decenni di servizio, il 1° settembre l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise ‘G. Caporale’ ha salutato Massimo Scacchia, figura cardine della sanità animale internazionale. Laureatosi in Medicina Veterinaria nel 1985 e arricchito da un Master in Anatomia-patologica conseguito all’Università di Bologna nel 1992, Scacchia varcò le porte dell’Izs nel gennaio del 1990. All’interno dell’ente ha ricoperto incarichi direttivi di primissimo piano: è stato Responsabile del Reparto di Microbiologia diagnostica, anatomo-sstopatologia, parassitologia e micologia dal 1998 al 2016, per poi guidare la Struttura complessa di Sanità animale fino al 2018 e, infine, l’Area Alta specializzazione per la Cooperazione, lo Sviluppo e la Ricerca fino al luglio 2024.
La vocazione per la cooperazione ha spinto Scacchia a operare per oltre trent’anni tra Africa e Asia, portandolo a visitare per motivi professionali ventidue Paesi africani, quattro asiatici e tre americani. I suoi primi passi sul continente nero risalgono agli anni Novanta, quando, in veste di volontario, si era occupato di allestire piccoli laboratori in aree remote di Uganda, Tanzania e Algeria. Questa profonda esperienza ‘in campo’ si è rivelata strategica per il Centro nazionale per le Malattie esotiche dell’Izs di Teramo. Studiare direttamente patologie come la Lumpy skin disease, la Peste suina africana, la Febbre della Rift valley e il Morbo coitale equino nei territori endemici ha infatti permesso di ottimizzare i processi diagnostici a Teramo, garantendo interventi più rapidi ed efficaci per la tutela della popolazione umana e animale italiana. Tra le tappe fondamentali del suo percorso spicca la lunga permanenza in Namibia: chiamato inizialmente nel 2006 per formare i veterinari locali, dal 2007 al 2009 ha assunto il ruolo di ‘Team leader for Diagnostic activities and research’ del Laboratorio centrale Veterinario di Windhoek, guidando la ristrutturazione delle strutture, elevando gli standard del Sistema Qualità e conducendo studi cruciali per lo sviluppo di nuovi vaccini.
Le sue competenze trasversali lo hanno reso un esperto di assoluto rilievo per l’Organizzazione Mondiale per la Sanità animale (WOAH). Referente internazionale per la gravissima Pleuropolmonite Contagiosa Bovina (PPCB) e, dal 2006 al 2017, per le Brucellosi, ha finalizzato con successo ben sette progetti di gemellaggio finanziati dall’organizzazione. Negli ultimi anni, la sua visione globale si è tradotta in progetti di ampio respiro istituzionale. Dal 2019 al 2024 ha coordinato il Segretariato del progetto ERFAN (Enhancing research for Africa network), una rete d’eccellenza che unisce 37 istituzioni veterinarie in 19 Paesi, mirata alla formazione, all’innovazione tecnologica e alla ricerca scientifica. Parallelamente, dal 2020 collabora con il CIHEAM di Bari nell’ambito dei progetti di cooperazione per la regione siriana di Raqqa. Un impegno incentrato sull’approccio ‘One Health’ che ha portato persino alla creazione di un’innovativa ‘app’ per la teleassistenza veterinaria da remoto, uno strumento ideato per garantire un supporto sanitario essenziale anche nei territori più instabili e difficili da raggiungere.
Oltre all’immenso bagaglio tecnico, chi ha condiviso con lo scienziato teramano le sfide lavorative ne riconosce la straordinaria caratura umana, l’empatia profonda e la naturale inclinazione a fungere da mentore. Una dedizione innata, che lascia ora in eredità ai tanti giovani ricercatori passati per i laboratori di Teramo, chiamati oggi a raccogliere il testimone di un professionista che ha saputo unire il rigore della scienza alla più alta vocazione per la solidarietà. Ad majora Massimo!




