Adesso l'Università di Teramo vuole “cambiare pelle". E i fondi propri toccano il 38%

Il bilancio di fine anno del rettore Luciano D'Amico improntato sui numeri della svolta dopo la crisi del 2013. sfiorate le 2.000 matricole, l'ateneo produce anche "start-up" innovative
17 dicembre 2015

TERAMO - Per l’Università di Teramo l’obiettivo principale da raggiungere entro il triennio che si apre (2016-2018) è “cambiare pelle”. Lo ha annunciato, e poi spiegato, il rettore, Luciano D’Amico, che nella consueta conferenza di fine anno ha tracciato bilanci utili all’introduzione e all’interpretazione degli obiettivi. E’ così che quel “cambiare pelle” si spiega. Si tratta di cambiare fino a diventare un laboratorio per la creazione delle modalità utili alla nascita di nuove imprese. Insomma, gli studenti dell’Unite, che hanno già strumenti che li collegano al mondo del lavoro, oltre che trovare occupazione, sono chiamati a crearne di nuove. I dati, nel frattempo, assegnano a quella di Teramo il primo posto in Abruzzo per valutazione della Ricerca e capacità attrattiva degli studenti. In realtà solo nel 2013 l’Università si trovò a fronteggiare una crisi di iscrizioni, finanziaria e di capacità di ricerca. Oggi, è cosa diversa: l'ateneo teramano ha vinto 10 progetti nazionali e due Horizon internazionali, ovvero fondi freschi. Il Rettore ha insistito su come in questo primo triennio che si conclude le criticità sono state risolte, tanto da far registrare addirittura un esubero (degli studenti di Biotecnologie). E a proposito di iscritti (7mila, con 1.975 immatricolati) sono distribuiti in 16 corsi di laurea, 2 corsi di laurea magistrale, 5 scuole di specializzazione, 16 master, 7 corsi di formazione e perfezionamento, con 850 corsi di insegnamento, su 21.376 ore di lezione e 3.406 crediti erogati. Il livello di contenuti dell’Università di Teramo è buono e lo conferma un dato che viene dal mercato, non dall’”accademia”. L’Unite infatti, si autofinanzai per il 38%, circa 16 milioni di euro. “Questo vuol dire – ha spiegato il Rettore – che siamo competitivi, e lo siamo in un territorio che non è peraltro ricco di opportunità e di offerta”. A proposito di territorio D’Amico ha lasciato ben intendere che prosegue l’impegno nella politica per l’integrazione università-territorio, e sarà proprio quel “cambiare pelle” a rendere più ricco e capace il territorio attraverso l’apporto di una Università che al territorio fa da volano. Parola di Rettore, il tutto entro la scadenza del suo mandato: il 31 ottobre 2018.

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